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Autocontrollo del diabete. Sid: non lo si fa abbastanza

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L’autocontrollo del diabete, cioè l’automonitoraggio regolare della glicemia, non è eseguito a sufficienza dalle persone con diabete. Lo segnala con preoccupazione il presidente della Sid, Enzo Bonora (nella foto), a commento dei dati forniti dal Rapporto Arno 2015 (realizzato dalla Società italiana di diabetologia in collaborazione con il consorzio universitario Cineca). L’autocontrollo del diabete è uno strumento determinante di prevenzione e cura, perché seguire l’andamento della glicemia con frequenza regolare permette di sapere se i valori restano vicini alla norma o se subiscono sbalzi e, in questo caso, di intervenire per correggerli. Il problema, naturalmente, non riguarda soltanto i valori troppo alti (iperglicemia) ma anche quelli troppo bassi (ipoglicemia): entrambe le situazioni sono infatti pericolose.

 Troppo pochi i pazienti che praticano l’autocontrollo del diabete, misurandosi regolarmente la glicemia.

Secondo il Rapporto Arno, i soggetti che fanno uso di dispositivi (aghi per penne o siringhe, lancette pungidito e strisce per la misurazione della glicemia) sono circa la metà del totale. Ne deriva che la percentuale di chi pratica l’autocontrollo del diabete, misurandosi regolarmente la glicemia, è troppo bassa. Commenta in proposito il presidente della Società italiana di diabetologia Enzo Bonora: “Sono troppo pochi quelli che fanno misure della glicemia a domicilio, soprattutto se si considera che uno su quattro è in terapia con insulina e che il 40% assume farmaci (sulfaniluree o repaglinide) che espongono al rischio di ipoglicemia”.

Il rischio di ipoglicemia è particolarmente insidioso, perché spesso resta asintomatico e non viene riconosciuto sino al momento in cui si manifesta in forma acuta: per questo, “andrebbe rivelato proprio con un regolare e ben strutturato automonitoraggio glicemico domiciliare”.

Enzo Bonora (Sid): “Soltanto il 72% dei diabetici prende un farmaco per l’ipertensione, mentre dovrebbe essere l’85-90%”.

La Sid richiama inoltre l’attenzione sul fatto che i diabetici trascurano gli altri fattori di rischio, a partire da quello cardiovascolare: Osserva Bonora: “Soltanto il 72% dei diabetici prende un farmaco per l’ipertensione, mentre dovrebbe essere l’85-90%; solo il 48% assume farmaci contro il colesterolo (dovrebbe essere il 60-70%) e solo il 34% assume antiaggreganti piastrinici (dovrebbe essere il 50-60%)”. Vale la pena di sottolineare che nelle persone con diabete la causa di ricovero più frequente è lo scompenso cardiaco, tre volte più dei non diabetici; la seconda è l’insufficienza respiratoria, con tassi più che doppi. Oltre il doppio che nei non diabetici anche la percentuale di ricoveri per infarto del miocardio e ictus.

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