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Diabete e lavoro: troppi pregiudizi sul percorso. Il Caso Gigli

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Diabete e lavoro: un binomio non ancora pacifico se può ancora succedere che un giovane con tutti i requisiti necessari non venga assunto dalle Ferrovie dello Stato (Rete Ferroviaria Italiana) perché ha il diabete di tipo 1. È quello che è capitato a Michele Gigli, un ventenne cagliaritano, perito capo tecnico specializzato in elettronica e automazione, che si è visto chiudere la porta in faccia a causa della sua condizione. Il suo incarico sarebbe stato quello di “operatore specializzato manutenzione infrastrutture” e per quelle mansioni Michele poteva vantare un diploma con buoni voti, esperienze lavorative in ambito elettromeccanico e il positivo esito dei colloqui psicoattitudinali e tecnici: ma, al momento della selezione finale, è stato respinto, perché, in seguito alla visita medica, il medico aveva affermato che, avendo il diabete, Michele non avrebbe potuto svolgere lavori con presenze in quota (Chissa che cosa direbbero gli amici della Adiq, l’associazione degli Alpinisti diabetici in quota, che hanno affrontato brillantemente scalate in tutto il mondo, dall’Himalaya al Tibet, sentendo che una persona con diabete di tipo 1 non può fare un lavoro che preveda presenze in quota?).

Michele ha protestato, sinora senza fortuna, e ha voluto raccontare la sua storia su Facebook e alla stampa (i giornali, a partire da quelli della sua regione, L’Unione Sarda e La Nuova Sardegna, hanno dato il giusto rilievo a questa storia ingiusta di discriminazione).

“Ho deciso di iniziare la mia, e nostra battaglia se la sentite anche vostra, per vie mediatiche –ha scritto Michele su Facebook- Un diabetico come me non è né troppo sano per essere assunto in una azienda importante, né troppo diabetico per una pensione! Vi sembra giusto???”.

No, non ci sembra giusto e non lo sembra neppure alla Federazione diabete giovanile (Fdg), sempre molto attenta alla problematica “diabete e lavoro”, che si è subito schierata al fianco di Michele.

Cabras (presidente di Fdg): “Il diabete mellito, ben compensato, non deve rappresentare un ostacolo per l’inserimento nel mondo del lavoro e non implica una riduzione della capacità lavorativa”.

Dichiara infatti il presidente di Fdg Antonio Cabras: “Come presidente della Federazione diabete giovanile sono intenzionato a portare il caso nelle aule competenti. Non è la prima volta che ci troviamo a dover difendere i diritti di un giovane con diabete e anche in questo caso porteremo la nostra battaglia fino in fondo. Sarebbe il caso che anche in Italia le commissioni d’esame prendessero definitivamente atto delle attuali condizioni di vita dei tanti ragazzi che lavorano e convivono tranquillamente con questa patologia, esattamente come accade nel resto del mondo. Ma ancora oggi l’ostacolo da superare è la diffidenza nei riguardi del lavoratore diabetico. Il datore di lavoro è prevenuto perché sostiene che il diabetico non possa assolvere alle proprie mansioni lavorative come gli altri dipendenti, e che possa frequentemente assentarsi per malattia. Ai progressi che si registrano in campo diabetologico corrisponde un aggravamento dei problemi di inserimento e di partecipazione completa alla vita sociale. È ormai condiviso dalla Federazione nazionale diabete giovanile, dai diabetologi, medici del lavoro eccetera, che il diabete mellito, ben compensato, non debba rappresentare un ostacolo per l’inserimento nel mondo del lavoro e che non implica una riduzione della capacità lavorativa”.

Dal canto loro, le Ferrovie dello Stato ribattono di non avere operato alcuna discriminazione, ma di avere semplicemente applicato precise regole, poste a tutela della salute di chi soffre di alcune patologie. Nessuno dubita che Fs abbia seguito questi principi nel prendere la propria decisione proprio con l’intento di tutelare la salute della persona, eppure questa decisione appare sostanzialmente sbagliata.

La Legge 115 (la storica normativa del 1987 sulla prevenzione e cura del diabete mellito) dice d’altronde all’articolo 8 che “la malattia diabetica priva di complicanze invalidanti non costituisce motivo ostativo al rilascio del certificato di idoneità fisica per la iscrizione nelle scuole di ogni ordine e grado, per lo svolgimento di attività sportive a carattere non agonistico e per l’accesso ai posti di lavoro pubblico e privato, salvo i casi per i quali si richiedano specifici, particolari requisiti attitudinali”. Oggi sono pochissime le professioni precluse a chi ha il diabete, come il pilota di aereo o il macchinista ferroviere; tra queste non risulta esservi l’operaio addetto alla manutenzione, la funzione che avrebbe potuto e dovuto svolgere Michele.

Una petizione per sostenere Michele

Michele Gigli, a cui erano già capitate vicende analoghe, ha deciso di portare la sua battaglia un passo più in là, promuovendo una petizione, che potete leggere e firmare qui. Insiste quindi il giovane cagliaritano: “Chiedo un incontro con i vertici di Rfi, Rete Ferroviaria Italiana, per rivalutare il mio caso. La mia patologia non può essere discriminante, e non ha effetti che giustifichino preoccupazioni per la sicurezza ferroviaria”.

Il postino di Bergamo

La sensazione è che ancora una volta abbiano prevalso pregiudizi e inadeguata conoscenza della realtà delle persone con diabete. La vicenda di Michele ce ne ricorda un’altra, piuttosto recente, sempre in tema di diabete e lavoro. Poco più di due anni fa il giovane Christian di Bergamo in un primo tempo si era visto rifiutare un lavoro alle Poste con la motivazione che “noi non assumiamo diabetici”.

Come scrivemmo allora su Tuttodiabete a commento dell’episodio, in chi sa bene che cosa sia il diabete questa vicenda aveva suscitato scalpore: per quale motivo con il diabete non si potrebbe lavorare alle Poste? Tanto più che Christian era in buone condizioni di salute, esplicitamente certificate dal suo diabetologo. Ferito da questa ingiusta bocciatura, il giovane si era rivolto al volontariato per far conoscere la vicenda, i mass media le avevano dato il doveroso risalto, la Società italiana di diabetologia aveva protestato e alla fine le Poste avevano capito l’errore. Christian, rasserenato, aveva ottenuto il lavoro che cercava.

Pareva in ogni caso incredibile e incredibile pare anche oggi che si ignori ciò che è sancito da tutta la comunità medico-scientifica e testimoniato dall’esperienza concreta di milioni di individui, e cioè che una persona diabetica ben compensata può fare (e ha il diritto di fare) tutto quello che fanno gli altri. C’è però da augurarsi che a Michele accada quanto capitò a Christian: non appena l’informazione ha cominciato a circolare e chi ha l’autorevolezza per intervenire si è fatto sentire, il pregiudizio si è sciolto come neve al sole e la possibile discriminazione è stata scongiurata.

Spesso si teme -e quindi si giudica male- il diabete perché non si sa ancora bene che cos’è. Quando però se ne prende conoscenza, si sgombera il campo dalle false credenze e si impara a distinguere con chiarezza ciò che deve essere tenuto sotto controllo e ciò che non rappresenta alcun problema, tutto diventa di colpo molto più semplice. E appare del tutto ovvio e normale che una persona con diabete in buon compenso possa fare il postino, l’attore, il professore, il musicista, il campione dello sport. Insomma, tutto quello che possono volere e fare tutti quanti.

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