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Diabete: lo sport medicina da prescrivere

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Lo sport medicina per curare il diabete e prevenire le complicanze è un concetto da tempo sostenuto dai diabetologi e che acquista sempre maggiore importanza a mano a mano che vengono resi noti nuovi dati di studi in materia. Tra le più recenti testimonianze autorevoli, si segnala un articolo pubblicato dal British Journal of Sports Medicine “Exercise prescription for patients with type 2 diabetes – A synthesis of international recommendations: narrative review”. Un gruppo di studiosi e ricercatori portoghesi (prima firma Romeu Mendes) ha sintetizzato le raccomandazioni internazionali a proposito della prescrizione al paziente con diabete di tipo 2 di fare esercizio fisico proprio intendendo lo sport medicina efficace per gestirlo bene. La ricerca ha esaminato sistematicamente le linee guida delle maggiori organizzazioni scientifiche internazionali nei campi della diabetologia, della endocrinologia, della cardiologia, della salute pubblica e della medicina dello sport.

Attività aerobiche per 150 minuti a settimana tre giorni su sette: così lo sport diventa una medicina per il diabete di tipo 2.

I risultati dell’analisi possono essere riassunti così: per sfruttare adeguatamente esercizio fisico e sport come un farmaco per gestire il diabete e mantenersi in buon equilibrio metabolico (e dunque in buona condizione di salute) vi sono alcune precise indicazioni da seguire. Innanzitutto, praticare un minimo di 150 minuti a settimana di esercizio fisico aerobico di intensità da moderata a vigorosa distribuito su almeno tre giorni su sette. Le attività aerobiche sono quelle in cui l’energia per sostenere lo sforzo è utilizzata grazie all’ossigeno che arriva ai muscoli tramite il sistema cardiovascolare; hanno una durata medio-lunga e lo sforzo non è intensissimo (lo è invece nelle attività anaerobiche, in cui si produce un grande sforzo in un tempo molto breve, dopo il quale è necessaria una fase di riposo per recuperare energie).

Le attività aerobiche prevedono ripetizione ritmica e continua dei movimenti, di bassa o media intensità, che coinvolgono la maggior parte dei muscoli per un tempo prolungato. Per esempio, un giro in bicicletta è una attività aerobica, una corsa di velocità sui cento metri piani è anaerobica. Altri sport aerobici sono tennis, basket, nuoto, calcio e calcetto, marcia, sci di fondo e attività fisiche assimilabili allo sport come la danza. Sono inoltre consigliati esercizi di resistenza per il rafforzamento della muscolatura almeno due volte la settimana.

Come si fa per un farmaco, l’esercizio fisico va prescritto indicando tipo, modo, durata, intensità, frequenza, adattando la raccomandazione alle caratteristiche del paziente.

L’articolo sottolinea l’opportunità di una prescrizione del tipo di esercizio da parte del medico al paziente con diabete di tipo 2 che specifichi tipo, modalità, durata, intensità, frequenza dell’attività fisica da svolgere; la pratica deve essere adattata alle caratteristiche dell’individuo, all’eventuale presenza di altre patologie, alle possibili controindicazioni e all’effettiva e concreta possibilità per la persona di raggiungere gli obiettivi desiderati. Insomma, non basta una generica esortazione a fare movimento: considerare lo sport medicina significa, come per un farmaco. stabilire posologia, dosaggio, tempi.

Sull’attività fisica come risorsa terapeutica fondamentale vale la pena di richiamare quanto ci ha detto il diabetologo Umberto Valentini, degli Spedali Civili di Brescia (già presidente di Amd e Diabete Italia), in una intervista rilasciataci qualche tempo fa.

Dice Valentini:  “L’attività fisica in generale e quella sportiva in particolare hanno un effetto favorevole sul controllo della glicemia, perché contribuiscono a farla scendere. Però, anche se l’obiettivo finale è sempre avere un buon controllo della patologia, bisogna distinguere tra diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2. Nel tipo 1 essa diventa parte integrante del trattamento basato su terapia insulinica intensiva nel senso che aiuta a stabilizzare la quantità di insulina e migliora la sensibilità alla terapia insulinica, ma non  è vista come strumento per ridurre il peso corporeo (come invece nel tipo 2). Se svolta con regolarità, ha dunque effetto favorevole sull’azione dell’insulina e permette di ridurre la quantità da assumere, e di ridurre le oscillazioni della glicemia e di ottenere un miglior controllo metabolico”.

Ma c’è qualcosa in più, ci ricorda Valentini: “Per un diabetico di tipo 1 fare un’attività fisica regolare vuol dire compiere un percorso di autogestione del trattamento in funzione di tale attività, perché deve imparare a gestire la dose di insulina in funzione dell’attività da svolgere, dell’alimentazione e delle variazioni di glicemia connesse. Alla fine di questo percorso di educazione terapeutica la persona diventa in grado di cambiare la posologia dell’insulina con tranquillità assoluta secondo le esigenze, mantenendo un buon controllo delle glicemie. L’attività fisica è quindi strumento di terapia di per sé perché migliora le glicemie e il metabolismo, ma anche perché attraverso la motivazione a fare sport porta il soggetto alla capacità di autogestione attraverso un percorso di educazione finalizzato al miglior controllo del trattamento: saper cambiare la dose dell’insulina in funzione dell’alimentazione, dell’attività fisica, durante malattie intercorrenti, saper mangiare in un certo modo, saper calcolare i carboidrati e dosare di conseguenza l’insulina e così via. Un apprendimento che riguarda poi tutte le situazioni di tutti i giorni”.

Per la persona con diabete di tipo 2 l’obiettivo è differente, prosegue Valentini: “Generalmente sono persone in sovrappeso e l’attività fisica, insieme con l’alimentazione adeguata, ha la finalità di controllare il peso corporeo al meglio, perché, facendo calare il peso, non solo migliora il metabolismo, abbassando le glicemie, ma riduce anche il rischio cardiovascolare. Nel tipo 2 una delle cause dell’aumento della glicemia è la insulinoresistenza: l’attività fisica e sportiva riduce molto la insulinoresistenza e quindi funziona come un farmaco. Porta a diminuzione del peso e miglioramento della sensibilità insulinica e a un aumento della massa muscolare dotata di maggiore sensibilità insulinica (è lì che consumiamo correttamente il glucosio) e insieme alla riduzione del grasso viscerale, la pancetta, che con l’attività fisica tende a ridursi”.

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