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Diabete sott’acqua: immersioni in sicurezza con “Diabete sommerso”

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Con il diabete si può andare sott’acqua in sicurezza e senza paura. Ce lo insegna da anni “Diabete Sommerso”, l’associazione onlus che sin dal 2004 promuove la pratica delle immersioni subacquee per chi ha il diabete, addestrando le persone a praticarle con consapevolezza, in condizioni sicure e controllate, e combattendo contro i pregiudizi che ancora alimentano tabù senza fondamento. Come quello secondo cui questa attività sportiva non agonistica sarebbe da vietare alle persone con diabete.

L’Associazione “Diabete Sommerso” organizza in giugno a Genova un soggiorno formativo dedicato a persone con diabete di tipo 1 per il conseguimento del brevetto subacqueo di primo livello, l’Open Water Diver. All’insegna del motto “Diabete e subacquea? Semplicemente sì”.

Il prossimo mese di giugno a Genova (dal 23 al 30, nei quartieri porto e Boccadasse), l’associazione ha organizzato un corso di addestramento, un soggiorno formativo dedicato a persone con diabete di tipo 1, che potranno così ottenere il brevetto subacqueo di primo livello (“Open Water Diver”, Owd). Il soggiorno è peraltro aperto anche a diabetici sub già con brevetto, che avranno la possibilità di fare immersioni con lo staff dell’associazione e di conseguire brevetti più avanzati (Advanced Open Water Diver, Rescue Diver ed Enriched Air Nitrox Diver). Possono inoltre partecipare anche amici, familiari, accompagnatori, anche non dabetici, interessati alla pratica subacquea. Per la realizzazione della settimana formativa “Diabete Sommerso” si avvale della collaborazione del Centro Immersioni Corderia Nazionale di Genova.

Il rigore dell’iniziativa è provato anzitutto proprio dalla documentazione richiesta dall’associazione per poter partecipare: occorre presentare infatti il nulla osta del diabetologo curante e un certificato rilasciato dal medico dello sport o iperbarico di idoneità per la pratica subacquea e il certificato deve menzionare espressamente “per attività subacquea”. Inoltre, pur non essendo richiesta, è “caldamente consigliata” anche una visita otorinolaringoiatrica, al fine di valutare la possibilità di corrette manovre di compensazione.

“Diabete Sommerso” raccomanda che ogni partecipante sia autosufficiente per quanto riguarda i dispositivi per l’autocontrollo, i relativi presidi e il quantitativo d’insulina necessario per tutta la durata del soggiorno. Ricorda inoltre che la partecipazione al soggiorno formativo prevede l’esecuzione di controlli ripetuti della glicemia capillare: 4 per ogni immersione.

Il costo del corso Owd è di 650 euro a persona (comprese attrezzatura e soggiorno in mezza pensione, ma con spese di viaggio invece a carico del partecipante). Costi differenziati sono previsti per altre attività (dal solo soggiorno ai brevetti più avanzati): potete vederne i dettagli sul sito di “Diabete Sommerso”, dove trovate anche le modalità di iscrizione e le scadenze per i pagamenti e la presentazione dei documenti.

“Diabete Sommerso” ha per fine -come spiega sul sito della onlus il diabetologo Umberto Valentini- “avviare alla pratica delle immersioni subacquee con autorespiratore persone con diabete mellito, sfruttando la motivazione a praticare questo sport per gestire meglio la malattia; promuovere e implementare studi nel campo dei rapporti fra scuba (self contained underwater breathing apparatus, cioè “apparato di respirazione subacqueo autonomo” – ndr) e malattia diabetica”.

La convinzione dei fondatori e degli animatori del progetto “Diabete Sommerso”, basata su elementi scientifici, è che non si debba, come pure è stato fatto per tanto tempo, escludere aprioristicamente chi ha il diabete da un’attività come la pratica subacquea, se fatta secondo criteri rigorosi di sicurezza e di controllo.

Il diabetologo Valentini (“Diabete Sommerso”): analogamente ad altre discipline sportive tradizionalmente considerate “off limits” per i diabetici, anche l’attività subacquea può essere praticata in sicurezza, purché il diabete sia ben controllato ed esente da complicanze croniche.

Prosegue infatti Valentini: “Alla base di questa iniziativa sta la convinzione che, analogamente ad altre discipline sportive tradizionalmente considerate “off limits”, anche l’attività subacquea possa essere praticata in sicurezza, purché la malattia diabetica sia ben controllata ed esente da complicanze croniche. A essere messa in discussione é quindi la tradizionale preclusione verso l’attività subacquea da sempre presente in ambito specialistico, nel presupposto che, come per altre attività sportive complesse e impegnative, il diabete non debba costituire un criterio di esclusione “a priori”.

“Il progetto -continua il diabetologo- prevede che la persona con diabete venga messa in condizioni di immergersi in sicurezza attraverso un’attività di formazione metodologicamente sperimentata, che integra la didattica affrontata nei corsi “diving” tradizionali con temi specifici centrati sul diabete: un’esperienza di forte impatto emotivo e ricadute pratiche rilevanti anche sul controllo glicemico oltre che sul miglioramento del benessere psicofisico”.

“Diabete Sommerso” ha sempre affermato chiaramente che l’attività subacquea con autorespiratore è un esercizio impegnativo, che richiede una buona condizione fisica generale, ma “questo naturalmente vale per il soggetto diabetico come per qualunque altra persona; la condizione diabetica comporta, di per sé, problematiche e rischi particolari, che vanno conosciuti e affrontati con il giusto approccio”.

Il Protocollo elaborato dal team di diabetologi di “Diabete Sommerso” indica gli elementi base per garantire la sicurezza delle immersioni per chi ha il diabete: stretto controllo della glicemia, adeguata modulazione della terapia, training specifico che prepari bene la persona a svolgere questa attività.

Per questo il team di diabetologi di “Diabete Sommerso” ha elaborato un Protocollo (consultabile sul sito della onlus) con spiegazioni, raccomandazioni, regole, procedure, consigli, analisi dei rischi e delle difficoltà e del modo per affrontarli e prevenirli, per consentire alle persone con diabete tipo 1 di praticare l’attività subacquea in sicurezza. Il documento si fonda su alcuni elementi cardine che sono alla base della sicurezza della pratica: stretto controllo della glicemia, adeguata modulazione della terapia e training specifico che prepari bene la persona a svolgere questa attività sportiva.

Il rischio principale da cui imparare a guardarsi, per chi ha il diabete, è quello dell’ipoglicemia, che può essere particolarmente pericolosa se insorge durante un’immersione. Proprio per questo il protocollo raccomanda uno stretto monitoraggio glicemico ed eventuali azioni correttive per portare i valori glicemici entro livelli di sicurezza. È stato anche codificato un segnale gestuale che consenta al diabetico di comunicare sott’acqua l’arrivo di una possibile ipoglicemia.

Secondo il protocollo, “i rischi comunemente connessi alla pratica subacquea, rari e principalmente dovuti all’aumento della pressione negli spazi aerei, alla aumentata pressione di azoto in profondità, a disturbi gastrointestinali e, soprattutto, alla “malattia da decompressione”, risultano solo minimamente aumentati dalla presenza di una malattia diabetica non complicata e in buon compenso, e sono prevenibili con una corretta preparazione del paziente e con l’adozione di misure precauzionali adeguate”.

Il Protocollo segnala anche le condizioni che invece non consentono questa attività, cioè quando la persona con diabete ha serie controindicazioni, citando i criteri di esclusione formulati dalla American diabetes association insieme con la Undersea Hyperbaric medical society: cioè neuropatia autonomica, ipoglicemia “unawareness” (cioè di cui il paziente non si accorge), crisi ipoglicemiche gravi nei dodici mesi precedenti l’attività, diabete non controllato, inadeguata comprensione del rapporto diabete-esercizio fisico, serie complicanze micro/macro.

Ma se una persona con diabete è ben compensata e adeguatamente preparata, tecnicamente e psicologicamente, ad affrontare questo tipo di attività, non deve rinunciare, se lo desidera, a praticare immersioni subacquee, che possono dargli grandissima soddisfazione.

Alla preparazione sia delle persone con diabete, sia di chi le segue e assiste (diabetologi, infermieri, medici sportivi, istruttori sub), relativamente alla attività subacquea, “Diabete Sommerso” dedica grande impegno. Oltre alla settimana genovese di quest’anno, possiamo ricordare il corso per formatori di Montegrotto del marzo 2018 e il soggiorno formativo di Favignana (di cui abbiamo parlato qui).

Come ha ricordato Valentina Visconti, presidente di”Diabete Sommerso”, “la nostra associazione lavora affinché sempre più persone con diabete possano godere del mondo sommerso in sicurezza e con il massimo controllo dei valori glicemici, superando preclusioni e pregiudizi che oggi non hanno più ragion d’essere”.

Finora “Diabete Sommerso” si è occupata innanzitutto di persone con diabete di tipo 1, ma sta studiando protocolli dedicati al diabete di tipo 2.

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