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Diabete e osteoporosi: attenzione alle ossa

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Esiste un rischio di osteoporosi maggiore nelle persone con diabete rispetto ai soggetti non diabetici. Diversi studi provano questo nesso tra diabete e osteoporosi. Il più recente è stato pubblicato lo scorso agosto su Osteoporosis International (Fan et al – Diabetes mellitus and risk of hip fractures: a meta-analysis). Si tratta di uno studio importante, perché prende in considerazione 21 ricerche (su 6 milioni e 900mila individui, di cui 82mila con storia clinica di fratture). Per queste ragioni è stato scelto come uno dei principali temi di discussione del settimo Skeletal Endocrinology Meeting (a Brescia il 17 e 18 settembre).

Chi ha il diabete corre un rischio doppio di subire fratture rispetto ai non diabetici.

Che un eccesso di zuccheri nel sangue sia all’origine della relazione pericolosa tra diabete e osteoporosi lo spiega chiaramente il professor Andrea Giustina, ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Brescia e presidente del Gioseg (Glucocorticoid induced osteoporosis skeletal endocrinology group): “Il diabete si conferma un importante fattore di rischio per alterazioni della massa ossea: questi pazienti mostrano un rischio doppio di incorrere in fratture. Ma c’è di più. Soprattutto i soggetti giovani con diabete di tipo 1 presentano un rischio molto più alto, di quasi 6 volte maggiore rispetto ai soggetti non diabetici della stessa età con danni a carico di anca e femore, mentre per chi soffre del tipo 2, il rischio è di circa una volta e mezza. Altra novità: non ci sono evidenti differenze tra uomini e donne, ma nei maschi la consapevolezza è quasi assente”.

L’osteoporosi nel diabete di tipo 1 e nel diabete di tipo 2

Le ricerche più aggiornate hanno accertato che il rapporto tra diabete e osteoporosi ha aspetti differenti a seconda che si abbia diabete di tipo 1 o diabete di tipo 2. Il professor Giustina illustra come i meccanismi con cui la patologia influisce sul metabolismo delle ossa siano molto diversi nei due tipi di diabete: “Nel diabete di tipo 1 è alterata la capacità dell’osso di formare nuovo tessuto e la mancanza di neoformazione comporta un depauperamento osseo. Le ossa infatti sono un tessuto sottoposto a un processo continuo dinamico di riassorbimento e produzione. Nel diabete di tipo 2, invece, la massa ossea spesso è normale (cosa che in passato si riteneva essere un vantaggio protettivo), ma a essere compromessa è la qualità dell’osso. L’eccesso di zuccheri nel sangue infatti si lega alle proteine delle fibre collagene formando un agglomerato gelatinoso denso, ma tutt’altro che resistente, anzi particolarmente fragile”. Giustina ricorda poi che a complicare il quadro si aggiunge il fatto che il diabete di tipo 2 colpisce prevalentemente la popolazione anziana e si accompagna quindi spesso a “complicanze neurologiche, vascolari, deficit visivi, problemi dell’orientamento e dell’equilibrio, sovrappeso”.

La durata del diabete è un altro elemento rilevante: nelle giovani donne con diabete di tipo 1 da almeno 5 anni, il rischio di fratture aumenta di 12 volte rispetto alle donne non diabetiche. Nelle persone con più di 55 anni una frattura comporta un aumento dei rischi di mortalità e di declino funzionale. Anche le fratture in giovane età risultano correlate a una maggiore fragilità dello scheletro in prospettiva: se intervenute tra i 20 e 50 anni, sono correlate a un aumento delle fratture del 74% dopo i 50.

Un ulteriore elemento va considerato: dati diffusi dall’Associazione medici diabetologi attestano che le conseguenze di una frattura per un diabetico comportano maggiori difficoltà di cura e di recupero in confronto a un non diabetico. Infatti, generalmente, un diabetico ricoverato per cause diverse dalla patologia principale resta in degenza per un tempo maggiore di chi non è diabetico: nel caso di frattura, tre giorni di più.

Osteoporosi, diabete e dieta

L’osteoporosi è una condizione patologica che comporta perdita di massa ossea, aumento di fragilità e diminuzione della capacità di resistenza dello scheletro, con conseguente maggiore rischio di fratture. È più diffusa nei soggetti anziani e si manifesta soprattutto nelle donne, ma gli uomini non ne sono esenti. Di solito non presenta sintomi espliciti fino al momento in cui si verifica l’evento traumatico. È connessa spesso a carenza di minerali essenziali e vitamine nell’alimentazione, abuso di alcol e tabacco, alcuni trattamenti farmacologici e, appunto, diabete.

Per contenere la l’indebolimento e il deterioramento della massa ossea e per la prevenzione di fratture in persone con osteoporosi è consigliabile prevedere nella propria dieta un significativo apporto di calcio (contenuto in latte, yogurt, formaggi come grana o parmigiano, verdure verdi, legumi, frutta secca, noci). Per chi ha il diabete, naturalmente, la scelta di questi alimenti e delle quantità da assumere deve essere sempre stabilita in rapporto all’equilibrio metabolico e glicemico da raggiungere.

Tra le vitamine più utili per la fissazione del calcio nelle ossa, va citata in particolare la Vitamina D, che in bambini e adolescenti favorisce la normale crescita dello scheletro e dei denti e negli adulti aiuta a prevenire appunto l’osteoporosi. La si trova nel latte, nello yogurt, nel burro, nel formaggio, nelle uova, nel fegato, nell’olio di fegato di pesce. Altra fondamentale fonte di Vitamina D per l’uomo sono i raggi solari: l’esposizione della pelle al sole, fatta con tutte le cautele necessarie a evitare gli effetti dannosi dei raggi ultravioletti, consente di procurare all’organismo quantitativi utili di Vitamina D.

Alla carenza di Vitamina D è anche attribuito un ruolo nella insorgenza della resistenza insulinica e nello sviluppo del diabete di tipo 2. Un recente studio di Al-Daghri e altri (Al-Daghri NM et al. Vitamin D supplementation as an adjuvant therapy for patients with T2DM), ha esaminato gli effetti di un supplemento di 2000 UI di vitamina D3 somministrato quotidianamente a 120 diabetici di tipo 2 adulti nell’arco di 18 mesi. Al termine del periodo, è stata rilevata una diminuzione significativa del colesterolo totale e Ldl e, soprattutto, un rafforzamento significativo sia della resistenza insulinica sia della capacità secretiva delle cellule beta (le cellule del pancreas che secernono insulina in rapporto all’aumento della glicemia). L’aggiunta di Vitamina D ha dunque prodotto in soggetti con diabete di tipo 2 un miglioramento di alcuni parametri di rischio cardiovascolare e della funzione insulare.

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