Nicoletta Musacchio è la nuova presidente dell’Associazione medici diabetologi, prima donna alla guida della Amd.

Entrata ufficialmente in carica in occasione del ventesimo congresso dell’associazione tenutosi a Genova a metà maggio, succede ad Antonio Ceriello, ora presidente della Fondazione Amd. Vicepresidente è stato eletto Domenico Mannino, che succederà a Musacchio nel maggio 2017.
Nata a Roma, ma milanese di adozione, Musacchio è la prima donna eletta alla presidenza di Amd. È responsabile dell’unità operativa semplice di cure croniche e diabetologia territoriale degli Istituti clinici di perfezionamento di Milano, dove coordina e organizza le attività dell’équipe territoriale aziendale (12 diabetologi, una dietista e 3 dietologi). Nel suo curriculum vi è, tra le altre tappe percorse, la partecipazione al gruppo di lavoro “Chronic care model” dell’Istituto Superiore di Sanità, all’interno del quale ha contribuito alla definizione di modelli di assistenza e gestione della malattia cronica. Nel 2009 ha vinto il Premio Award-Dawn per il “Progetto Sinergia: esperienza di un Pdta in diabetologia centrato sulla persona”.
Ha inoltre lavorato per l’Istituto di formazione della Regione Lombardia (dal 1996 al 2002) e per l’Università di Ginevra, ha fondato e diretto per sette anni la Scuola nazionale permanente di formazione dell’Amd e ha diretto il gruppo nazionale Amd “Percorsi assistenziali”, per lo studio di modelli organizzativi per la gestione delle malattie croniche.

Per la prima volta è stata scelta una donna per guidare l’Associazione medici diabetologi. Nel suo programma l’impegno per ottenere il riconoscimento nei Livelli essenziali di assistenza del modello di cura del diabete basato sulla visita specialistica e sul team diabetologico.

La prima questione sul tavolo della neopresidente sono i Livelli essenziali di assistenza, che nella attuale formulazione, in discussione in queste settimane, non danno pieno riconoscimento (e di conseguenza neppure adeguate risorse economiche) alla diabetologia: per esempio, non prevedono tra le prestazioni riconosciute come fondamentali ed economicamente remunerate, la visita diabetologica, ritenuta un caso particolare della visita endocrinologica. Si tratta di una grave sottovalutazione del problema diabete contro cui Amd è pronta a battersi.

“Amd ha la chiara volontà di curare bene, cioè con appropriatezza -commenta Musacchio– In un momento di crisi economica essere appropriati significa saper coniugare sostenibilità. equità ed efficacia e dare i migliori risultati possibili per il maggior numero possibile di pazienti. Abbiamo una grande rete diabetologica, tra le migliori d’Europa, e un’alta competenza, ma dobbiamo poter avere gli strumenti per operare”.

Al momento, l’attuale predisposizione dei Lea questi strumenti non li dà. “I Lea -continua la presidente Musacchio- stabiliscono le prestazioni riconosciute dal Ssn, che devono essere erogate a tutti. Come può non esserci la visita diabetologica? L’endocrinologia è una cosa diversa, non può assorbire la diabetologia, che ha un suo approccio specifico, che deve tenere conto, per esempio, dell’aderenza alla terapia e della capacità di autonomia del paziente cronico. Altrimenti, gli obiettivi fissati dal Piano nazionale per la malattia diabetica, che è bellissimo, non li possiamo raggiungere”.

Musacchio sottolinea quanto il diabete sia una patologia complessa, che richiede una solida organizzazione, i cui punti chiave sono: la collaborazione integrata tra i professionisti coinvolti (diabetologi, infermieri specializzati, medici di famiglia), empowerment del paziente, domiciliarità dell’assistenza, flessibilità nell’impiego delle tecnologie (che rappresentano certo un costo, ma, se bene utilizzate, possono portare a futuri importanti risparmi e a un miglioramento dell’assistenza). La persona con diabete ha bisogno di una visita accurata, fatta da un team, che valuti bene la condizione particolare della persona, la informi e imposti insieme con lei la terapia adeguata per un piano di cura personalizzato e una gestione appropriata del diabete.

Musacchio osserva che il Piano nazionale del diabete (un raro esempio di provvedimento mirato su una singola malattia) che identifica questa patologia come una priorità e riconosce “le competenze specialistiche, il team diabetologico, la rete di cura e assistenza continua, l’autonomizzazione del paziente”. Poi però -lamenta la presidente di Amd- “i Lea non prevedono le attività che dobbiamo fare per mettere in pratica questi obiettivi. È paradossale che il diabete sia visto come una pandemia in espansione a cui è stato dedicato un piano nazionale di intervento e poi le istituzioni non gli diano di fatto la giusta importanza”.

Fondamentale impegno di Amd sarà quindi farsi ascoltare dalle istituzioni affinché comprendano bene e riconoscano ufficialmente “che cosa ci serve per ottenere quegli obiettivi che ci sono richiesti”. In questa prospettiva la presidente sottolinea la necessità di arrivare anche a “una precisa definizione istituzionale di diabetologo”.