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Obesità grave e diabete di tipo 2: la terapia chirurgica

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La chirurgia bariatrica è una possibile risposta terapeutica per persone con obesità grave e diabete di tipo 2. Trattandosi di forme di intervento piuttosto invasive, che richiedono successivi controlli medici e nutrizionali per tutta la vita, la scelta di questa terapia deve essere fatta con attenzione, selezionando scrupolosamente i pazienti per i quali è realmente adatta. In diversi casi però si propone come un’efficace terapia, da attuare in centri altamente specializzati.

Lo ribadiscono gli “Standard italiani per la cura del diabete mellito 2018″, elaborati dalla Società italiana di diabetologia (Sid) e dalla Associazione medici diabetologi (Amd), che indicano in quali situazioni la chirurgia bariatrica (o chirurgia dell’obesità) è consigliabile.

La chirugia bariatrica serve a restringere la capacità di contenimento dello stomaco e/o a ridurre l’assorbimento intestinale degli alimenti ristrutturando l’anatomia dell’apparato gastroenterico, con l’obiettivo di ridurre significativamente il peso con effetto positivo sulla salute generale della persona. Vi sono diversi tipi di intervento possibili, tra i quali scegliere a seconda delle caratteristiche del paziente: il bendaggio gastrico regolabile, la gastroplastica verticale, il bypass gastrico, la diversione bilio-pancreatica e bilio-intestinale.

Secondo le linee guida 2018 di Sid e Amd la chirurgia bariatrica è raccomandata per pazienti con diabete di tipo 2 gravemente obesi: consente un calo duraturo del peso, un miglioramento sostanziale dell’equilibrio glicemico e in alcuni casi la remissione della patologia. Dopo l’intervento la persona deve sottoporsi a controlli periodici per tutta la vita.

Secondo le linee guida pubblicate quest’anno dalle società scientifiche diabetologiche italiane, la chirurgia bariatrica è raccomandata nei soggetti diabetici adulti (quindi, tra i 18 e i 65 anni) con obesità molto grave, cioè con un indice di massa corporea (o Bmi, body mass index) maggiore di 40 kg/m2 (il peso in chili diviso per il quadrato dell’altezza espressa in metri), indipendentemente dal livello di compenso glicemico e o dal tipo di terapia ipoglicemizzante in corso. È raccomandata anche quando l’indice di massa corporea è inferiore (ossia tra 35 e 40) se il paziente ha uno scompenso glicemico nonostante la terapia in corso sia appropriata.

Se queste sono le situazioni in cui l’intervento chirurgico è “raccomandato”, ve ne sono altre in cui può essere preso in considerazione, valutando il caso specifico personale del paziente. Si tratta di quei diabetici adulti obesi con indice di massa corporea tra 35 e 40 che hanno un buon controllo glicemico oppure di quelli con Bmi tra 30 e 35 ma in condizioni di scompenso nonostante la loro terapia sia corretta (ricordiamo che si parla di obesità quando l’indice di massa corporea è superiore a 30 kg/m2, mentre fra 25 e 30 si definisce “sovrappeso”).

La chirurgia bariatrica non è invece raccomandata in adolescenti e anziani over 65, se non in casi eccezionali.

Sid e Amd richiamano vari studi che attestano come la chirurgia bariatrica sia efficace nei casi di obesità grave perché riesce a ottenere una riduzione del peso duratura, una diminuzione di comorbilità e mortalità nel lungo periodo e, in presenza di diabete di tipo 2, un sostanziale miglioramento dell’equilibrio glicemico e in diversi casi la remissione della patologia. Uno dei meccanismi positivi innescati dall’intervento è che il calo di peso migliora la sensibilità insulinica e la secrezione dell’insulina.

Per approfondire l’argomento, potete leggere qui.

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