Per il diabete più territorio e meno ospedale. Una necessità affermata dalla Fand, Associazione italiana diabetici, storica voce del volontariato e delle persone diabetiche. Che cosa si intenda di preciso con questo concetto viene argomentato in un manifesto, che la Fand ha presentato anche al ministro della Salute Roberto Speranza e che potete leggere più sotto.

Il manifesto è stato elaborato poco prima dell’esplosione dell’emergenza Coronavirus, ma il tema che propone si conferma di grande attualità, se si pensa alle discussioni di queste settimane in cui si è molto parlato, proprio sotto la pressione della pandemia, di quanto sia importante rafforzare la sanità territoriale per non scaricare un peso eccessivo sugli ospedali ed effettuare interventi più precoci, mirati e diffusi.

Al di là della eccezionale situazione di difficoltà generata dalla Covid (malattia da Coronavirus), che speriamo di lasciarci presto alle spalle, la necessità di una maggiore presenza ed efficacia della sanità territoriale è riconosciuta da molti osservatori per tutti gli ambiti di cura e assistenza, allo scopo di prevenire, fare screening e diagnosi precoci, attuare interventi e terapie che evitino le conseguenze più dannose per la salute. Agendo, quando possibile, prima che sia necessario rivolgersi all’ospedale.

Ciò è particolarmente vero per una patologia come il diabete per la quale i costi sanitari di gran lunga maggiori sono proprio legati ai ricoveri ospedalieri per la cura delle complicanze, cioè delle situazioni più gravi: situazioni che però possono essere prevenute, evitate, allontanate con interventi tempestivi e appropriati, corretta gestione e regolare autocontrollo della condizione diabetica. Su questo una più forte sanità territoriale può fare molto, riducendo così i casi che richiedano un intervento ospedaliero.

Fand: per il diabete c’è bisogno di una sanità vicina ai luoghi in cui le persone abitano, che aiuti la presa in carico delle patologie croniche come il diabete da parte di chi le ha o di chi vive con i pazienti nei luoghi dove risiedono.

Secondo l’associazione guidata da Albino Bottazzo, c’è bisogno per il diabete di “una sanità vicina ai luoghi in cui le persone abitano o risiedono”, che aiuti la presa in carico delle patologie croniche come il diabete da parte di chi le ha o di chi vive con i pazienti nei luoghi dove risiedono. Sempre “con la collaborazione professionale non solo degli specialisti ambulatoriali, ma anche delle altre figure professionali che completano l’assistenza domiciliare”.

Una sanità più vicina ai luoghi in cui le persone con diabete vivono, in grado di spostare, per quanto possibile, gli interventi di assistenza e cura dall’ospedale al territorio, avrebbe molti vantaggi, secondo la Fand: “si darà una risposta concreta ai bisogni dei cittadini, con ciò eliminando gli adempimenti amministrativi e burocratici, che devono essere semplificati anche per i successivi controlli: analisi, esami diagnostici e consulti con altri specialisti o altre figure professionali, necessari per ottimizzare un’assistenza domiciliare personalizzata che può farsi carico dei problemi della cronicità, senza necessità o limitando al massimo il ricovero ospedaliero”.

Vediamo allora, punto per punto, gli obiettivi concreti che la Fand chiede che siano realizzati e per il raggiungimento dei quali offre la propria collaborazione alle istituzioni sulla base della propria quarantennale esperienza nel mondo dell’associazionismo dedicato al diabete.

Il manifesto Fand: per il diabete “Più territorio e meno ospedale”

  • Centralità della persona e/o dei familiari nel percorso di cura e libertà di scelta del medico e del luogo di erogazione dei servizi
  • Globalità, equità, appropriatezza e parità territoriale dell’accesso alle cure e alla copertura assistenziale (livelli essenziali di assistenza e appropriatezza delle prestazioni)
  • Una sanità in cui prevalgano gli aspetti della tutela della salute e la qualità dei servizi ospedalieri e territoriali che consentono di raggiungere gli obiettivi economico-finanziari
  • Una educazione terapeutica sistemica e permanente finalizzata all’uso anche dei nuovi farmaci e nuove tecnologie, dei corretti stili di vita, al fine di garantire scelte consapevoli che permettano una normale vita scolastica, lavorativa, affettiva, sportiva e relazionale
  • Una effettiva gestione integrata delle attività specialistiche ospedaliere e territoriali anche con medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, favorendo così lo sviluppo della prevenzione attraverso l’affidamento dell’assistenza primaria
  • Sviluppo di un sistema pubblico e trasparente di misurazione della qualità dei servizi
  • Effettiva attuazione da parte delle Regioni della Legge nazionale n. 115/1987, del successivo Piano nazionale per la malattia diabetica e successive leggi intervenute a carattere regionale
  • Riproposizione della speciale Commissione ministeriale diabete e, comunque, una partecipazione permanente della rappresentanza delle persone con diabete presso la Commissione ministeriale delle cronicità
  • Riproposizione del Progetto Igea (Integrazione, gestione e assistenza) al diabete al fine di consentire un raccordo efficace tra medico di medicina generale o pediatra di libera scelta, diabetologo e paziente, specie per le problematiche legate alla continuità assistenziale nel passaggio da under a over 18
  • Prestare migliore attenzione alla persona con diabete in termini di consapevolezza della propria condizione, istituendo percorsi formativi riconosciuti del “Diabetico Guida e/o Tutor”
  • Realizzare un progetto nazionale per la transizione da minore a età adulta

Per approfondimenti su alcuni dei temi sollevati dalla Fand, sul nostro sito potete trovare materiali qui (Legge 115), qui (Piano diabete), qui (farmaci innovativi).