Sport 

diabete-sport-oms

Oms: l’attività fisica contro il diabete e altre patologie

Seguici su

L’efficacia di una attività fisica contro il diabete di tipo 2 e contro altre patologie favorite dalla sedentarietà e la necessità di promuoverla sono alla base della  “Strategia per l’attività fisica Oms 2016-2020 per l’Europa”, lanciata quest’anno dall’Organizzazione mondiale della Sanità (edizione e traduzione italiana del testo curata da Uisp, Unione italiana sport per tutti)

Il documento dell’Oms sottolinea la gravità delle conseguenze della scarsa attitudine al movimento, comportamento dannoso e assai diffuso, e fornisce consigli utili sulla pratica dell’attività fisica contro il diabete, le malattie cardiovascolari, quelle respiratorie, i tumori, che proprio la carenza di esercizio fisico rende più probabili. L’inattività è attualmente ritenuta responsabile di un milione di decessi l’anno in tutta Europa, circa il 10% del totale; va quindi considerata come uno dei “principali fattori di rischio per la salute”.

All’inattività fisica sono attribuibili il 5% delle malattie coronariche, il 7% dei casi di diabete di tipo 2, il 9% dei tumori al seno e il 10% dei tumori del colon.

Secondo l’Oms, sono imputabili alla mancanza di esercizio fisico regolare il 5% delle affezioni coronariche, il 7% dei casi di diabete di tipo 2, il 9% dei tumori al seno e il 10% dei tumori del colon. Inoltre, molti Paesi della regione europea hanno visto “le percentuali relative al numero di persone sovrappeso e obese aumentare negli ultimi decenni. I dati sono allarmanti: in 46 Paesi, oltre la metà degli adulti sono sovrappeso od obesi, e in diversi casi si arriva a sfiorare il 70% della popolazione adulta”. Ai dati riguardanti la salute vanno poi aggiunti i costi, diretti e indiretti, per le cure erogate, da un lato, e in termini di ore di lavoro perdute e inabilità sopravvenute, dall’altro.

Soltanto il 34% degli adolescenti europei tra i 13 e i 15 anni è fisicamente attivo ai livelli consigliati dalle linee guida Oms.

Un problema particolare riguarda i giovani, che cominciano a profilarsi come una categoria troppo poco dedita all’esercizio fisico e allo sport. In Italia Sid e Amd da tempo segnalano la sedentarietà di molti giovani come causa di sovrappeso e obesità e quindi di un aumento dei casi di diabete di tipo 2 in fasce di età nelle quali sino ad alcuni anni fa si registravano soltanto episodi rari e occasionali.

A livello europeo il problema si conferma. Avverte l’Oms nel suo documento: “L’aumento della sedentarietà di bambini e adolescenti desta allarme. Solo il 34% degli adolescenti europei di età compresa tra 13 e 15 anni è fisicamente attivo ai livelli consigliati dalle presenti linee guida. Ciò contribuisce all’aumento dei bambini sovrappeso ed obesi in Europa, soprattutto tra le fasce socioeconomiche più deboli”. Secondo la «Childhood Obesity Surveillance Initiative» dell’Oms, in alcuni paesi, quasi il 50% dei bambini di otto anni è sovrappeso e oltre il 25% è obeso.

Infatti, in quasi tutti i Paesi europei, i livelli di attività fisica praticata cominciano a calare significativamente tra gli 11 e i 15 anni, soprattutto tra le ragazze (secondo uno studio Oms, l’86% delle ragazze di quindici anni sono risultate fisicamente inattive).

Tra coloro che, per motivi diversi, meno praticano esercizio fisico e sport vanno poi segnalate le persone adulte e anziane provenienti da contesti svantaggiati, alcune minoranze etniche, le persone disabili.

Per l’Oms l’aumento dell’attività fisica della popolazione porterebbe “benefici sostanziali per la salute” ma anche in altre sfere. “L’aspettativa di vita di media nella Regione europea aumenterebbe di 0,63 anni se si ponesse fine all’inattività fisica. L’ambiente, la qualità della vita delle singole persone, la partecipazione e la resilienza sociale delle comunità ne trarrebbero vantaggio”.

Quanto possa fare una regolare attività fisica contro il diabete e altre importanti patologie lo si può ricavare dagli obiettivi che l’Organizzazione mondiale della Sanità si pone. Infatti, ottenere una riduzione relativa del 10% della prevalenza dell’insufficiente attività fisica entro il 2025 consentrebbe di:

• ottenere una riduzione relativa del 25% della mortalità precoce dovuta a malattie cardiovascolari, tumori, diabete o malattie respiratorie croniche

• ottenere una riduzione relativa del 25% della prevalenza dell’ipertensione, oppure, a seconda della situazione nazionale, contenere la prevalenza dell’ipertensione

• fermare l’aumento del diabete e dell’obesità

Adulti e anziani dovrebbero praticare almeno 150 minuti a settimana di esercizio fisico aerobico, bambini e giovani dovrebbero praticare almeno 60 minuti al giorno di attività da moderata a intensa. Ma anche i governi devono fare la loro parte per promuovere l’attività fisica.

Su che cosa fare in concreto l’Organizzazione mondiale della Sanità avanza alcune proposte pratiche realistiche, indicando i corrispondenti vantaggi che si potrebbero trarre: “Andare di più a piedi o in bicicletta significherebbe ridurre le emissioni di gas serra, l’inquinamento atmosferico, quello acustico e il con­gestionamento del traffico. Inoltre, più attività fisica significherebbe maggiori opportunità economiche per tutta una serie di settori, come l’industria, i trasporti, i servizi sanitari, lo sport e il turismo. Un esempio che ben illustra l’impatto potenziale di tutto ciò è offerto da un’analisi comparata di 56 grandi città europee e nordamericane, secondo cui sarebbero oltre 76.000 i posti di lavoro che potrebbero essere creati in queste città se solo esse portassero l’uso della bicicletta agli stessi livelli di Copenaghen, in Danimarca”.

Quindi, nei confronti della popolazione, l’Oms raccomanda ad adulti e anziani di praticare almeno 150 minuti a settimana di attività fisica aerobica e invita bambini e giovani a praticare almeno 60 minuti al giorno di attività fisica da moderata a intensa.

La prospettiva dell’Oms chiama poi naturalmente in causa la politiche governative, che devono creare le condizioni pratiche per consentire alla persone di fare attività fisica, sport e movimento, perché la consapevolezza e la buona volontà dei singoli da sole non possono bastare Alcuni degli esempi proposti: “gli interventi di pianificazione a livello urbano nonché di edifici scolastici, ambienti di lavoro, modalità di tra­sporto e spazi per il tempo libero; gli incentivi fiscali per incoraggiare l’attività fisica o scoraggiare i comportamenti sedentari; il finanzia­mento di interventi di promozione dell’attività fisica in diversi settori e per differenti gruppi di popolazione; il coordinamento delle politiche tra i diversi rami e livelli di governo, nonché il coordinamento tra pubblica amministrazione, società civile e settore privato; la sensibiliz­zazione dei singoli individui e delle realtà organizzate circa i livelli di attività fisica consigliati nonché il ricorso a strumenti adeguati per promuovere l’esercizio fisico”.

Commenti

Potrebbe interessarti