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Quando si parla di prediabete?

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Il prediabete è quella condizione di glicemia elevata a digiuno che rende il soggetto predisposto a sviluppare un diabete di tipo 2, ma che non raggiunge ancora i valori che determinano la diagnosi vera e propria di diabete. Ma qual è la soglia dei livelli glicemici che induce a parlare di “prediabete”? Alla domanda non c’è una risposta univoca definitiva. Lo spiega il professor Paolo Brunetti, presidente dell’Associazione italiana Lions per il diabete, già presidente della Sid, Società italiana di diabetologia.

Il diabetologo Brunetti: “La definizione di prediabete è diversa a seconda che si considerino i parametri della American diabetes association o quelli della Organizzazione mondiale della sanità”.

“È opportuno ricordare -precisa Brunetti- che la diagnosi di diabete viene posta con valori di glicemia a digiuno eguali o superiori a 125 mg/dl oppure eguali o superiori a 200 mg/dl dopo i pasti o in qualunque momento della giornata. Valori di glicemia a digiuno compresi fra 100 e 125 mg/dl definiscono invece una condizione di alterata glicemia a digiuno o Ifg (Impaired fasting glucose)”. Aggiunge poi il diabetologo: “la definizione di prediabete è diversa a seconda che si considerino i parametri della American diabetes association (Ada) o quelli della Organizzazione mondiale della sanità (Oms). La definizione del limite superiore della norma della glicemia a digiuno è infatti di 100 mg/dl secondo l’Ada e di 110 mg/dl secondo l’Oms”.

Esiste dunque una fascia di valori glicemici critici, da tenere comunque sotto sorveglianza perché indicano una alterata glicemia a digiuno, su cui gli esperti non sono tutti concordi sulla valutazione diagnostica più appropriata.

Rimane chiaro -rimarca Brunetti- che valori superiori a 110 mg/dl esprimono un rischio elevato di evoluzione verso il diabete e che, di conseguenza, a questi deve essere rivolto in particolare un programma di educazione a un corretto stile di vita”.

“Valori persistentemente elevati di glicemia provocano un danno a carico di vari organi e soprattutto del sistema cardiovascolare. Riconoscere il diabete con la maggiore tempestività possibile è la condizione necessaria per iniziare una terapia volta a normalizzare la glicemia ed evitare la comparsa delle complicanze croniche o, se già presenti, per ridurne la progressione”.

In proposito Brunetti ricorda una volta di più che “valori persistentemente elevati di glicemia provocano un danno a carico di vari organi e soprattutto del sistema cardiovascolare, con un aumento del rischio di infarto del miocardio e di ictus cerebrale tanto maggiore quanto più a lungo è perdurata l’iperglicemia. Da qui la necessità di una efficace politica di prevenzione del diabete e delle sue complicanze, che passa attraverso l’esecuzione di specifiche indagini di screening per individuare i soggetti diabetici che non sanno di esserlo e, come oggi è anche possibile, i soggetti che, pur essendo normoglicemici, hanno un rischio elevato di sviluppare il diabete in un prossimo futuro. Riconoscere il diabete con la maggiore tempestività possibile è, infatti, la condizione necessaria per iniziare una terapia volta a normalizzare la glicemia ed evitare la comparsa delle complicanze croniche del diabete o, se già presenti, per ridurne la progressione”.

Un importante esempio di screening per la prevenzione del diabete e l’individuazione dei soggetti a rischio di diabete di tipo 2 (come coloro che si trovano nella condizione di prediabete) è costituito dall’iniziativa di Federfarma (il sindacato nazionale dei titolari di farmacia italiani) insieme con la Aild e la Sid, “DiaDay”, organizzata nelle farmacie lo scorso anno (ne abbiamo parlato qui e qui) e che quest’anno sarà replicata il prossimo 14 novembre, in occasione della Giornata mondiale del diabete.

Un articolo di approfondimento su prediabete e alterata glicemia a digiuno del professor Paolo Brunetti è disponibile qui.

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