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Sedentarietà e diabete di tipo 2: relazione pericolosa

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Che tra sedentarietà e diabete di tipo 2 vi sia una stretta relazione lo dimostrano parecchi autorevoli studi: stare troppo a lungo seduti durante la giornata, da un lato, e non svolgere attività fisica quotidiana, dall’altro, creano condizioni favorevoli allo sviluppo del diabete di tipo 2. È chiaro quindi che un corretto e sano stile di vita debba prevedere di evitare questi due errori complementari.

Se non bastasse il buonsenso a comprendere che chi fa vita sedentaria tende a ingrassare e ad andare incontro al diabete di tipo 2, notoriamente associato al sovrappeso, esistono ricerche molto importanti che mettono in chiaro, con dati lampanti, il nesso tra sedentarietà e diabete. E ci dicono anche che chi invece fa esercizio fisico, anche moderato, con regolarità, possibilmente quotidiana, è in grado di prevenire l’insorgere del diabete.

Tra i più significativi studi clinici di riferimento in materia di attività fisica e diabete, vanno citati lo statunitense Dpp (Diabetes prevention program) e il finlandese Dps (Diabetes prevention study). Entrambi dimostrano che è possibile prevenire la comparsa di diabete di tipo 2, nella maggior parte dei casi, nei soggetti con intolleranza al glucosio (prediabete) introducendo nello stile di vita, accanto a una dieta equilibrata e a un’alimentazione sana, una quota di attività fisica moderata di 150-200 minuti la settimana.

Altri studi più recenti (come quello condotto da Joseph Henson insieme con altri autori) ribadiscono questi risultati e, guardando l’altra faccia del problema, mostrano non soltanto che l’attività fisica è uno strumento di prevenzione, ma che proprio lo stare seduti molto a lungo è direttamente collegato all’insorgere di diabete. Ne consegue che è necessario ridurre quanto più possibile il tempo passato in posizione seduta o sdraiata, tentazione -e spesso costrizione- determinata dal modo di vita dei tempi nostri (automobile, televisione, computer, playstation eccetera ci portano a passare, tra lavoro e tempo libero, il 50-60% delle nostre giornate seduti). Anche senza correre o marciare spediti, meglio stare in piedi un po’ di più e fare ogni tanto quattro passi piano piano che stare tante ore incollati alla sedia senza interruzioni. Programmiamoci una partitella di tennis due volte la settimana, andiamo a piedi a fare la spesa, ma ricordiamoci anche di alzarci ogni tanto e di interrompere le nostre “sedute” dinanzi allo schermo.

Come commenta il diabetologo Paolo Brunetti, “il vantaggio che deriva da una attività fisica moderata o vigorosa eseguita per un certo tempo nel corso della giornata, è inferiore a quello che si ottiene più semplicemente riducendo il tempo di vita sedentaria”.

 “Fare moto tutti i giorni” e “non stare seduti troppo a lungo”: due concetti distinti. Mettiamo in pratica entrambi i consigli.

Quindi, “fate movimento tutti i giorni” e “non state troppo seduti” sono due suggerimenti utili e corretti, ma non sono esattamente la stessa cosa, bensì rappresentano due aspetti distinti della questione. In che senso? Il professor Brunetti ce lo spiega, in termini scientifici, così: “Ciò si deve al fatto che il comportamento sedentario e l’esercizio fisico attivano distinti meccanismi fisiopatologici. La sedentarietà riduce la disponibilità di trasportatori del glucosio nelle cellule determinando un aumento della resistenza insulinica e porta a una rapida perdita della attività lipoproteinlipasica (Lpl) dell’endotelio capillare all’interno delle fibre muscolari rosse ossidative o lente, con conseguente riduzione della clearance dei trigliceridi e della concentrazione delle Hdl. Le modificazioni dell’attività Lpl che si verificano durante l’inattività fisica sono maggiori di quelle di segno opposto e di sede diversa prodotte dall’esercizio fisico. Durante l’inattività fisica, infatti, l’attività Lpl si riduce di oltre 10 volte mentre l’esercizio fisico moderato-vigoroso comporta un aumento dell’attività Lpl, nelle fibre bianche non ossidative o rapide, di 2,5 volte. Da notare come le fibre rosse, per le loro caratteristiche funzionali, siano essenziali per il mantenimento della postura eretta e per l’attività fisica di resistenza. In realtà, è stato dimostrato che esiste una associazione lineare fra il tempo trascorso in modo sedentario e il peggioramento di alcuni indici metabolici come il valore della glicemia due ore dopo un carico di glucosio e la concentrazione di trigliceridi e di colesterolo Hdl. Inoltre, è stato visto che le conseguenze deleterie della vita sedentaria sono presenti durante tutto l’arco della vita dalla gioventù all’età avanzata”.

Le persone più sedentarie hanno un rischio doppio di sviluppare il diabete: la posizione seduta favorisce l’aumento della glicemia.

Un’altra ricerca autorevole sul tema “sedentarietà e diabete” è quella condotta da Emma G. Wilmot (insieme con altri) presso l’Università di Leicester (Regno Unito): mettendo a confronto 18 studi che hanno esaminato quasi ottocentomila persone, l’analisi ha rilevato una evidente relazione tra sedentarietà e rischio di insorgenza di diabete, eventi cardiovascolari e morte.

Secondo la ricerca, i soggetti più sedentari hanno un rischio di sviluppare il diabete doppio, un rischio maggiore di 2,5 volte di subire eventi cardiovascolari e un aumento del 90% del rischio di morte cardiovascolare e del 49% di morte per ogni causa.

Ridiamo la parola al professor Brunetti: “La posizione seduta influenza il modo con cui il nostro organismo metabolizza il glucosio. Quando siamo seduti, i muscoli rimangono inerti e ciò determina la comparsa di una resistenza insulinica. È stato dimostrato che i soggetti che rimangono seduti dopo aver mangiato hanno una glicemia superiore del 24% rispetto a coloro che camminano anche lentamente dopo un pasto”.

Il diabetologo traduce sotto forma di consigli di buon comportamento e corretto stile di vita il concetto che i vari studi analizzati hanno messo in luce: “Fare ogni giorno almeno una camminata a passo svelto della durata di circa 30 minuti è un’indicazione assolutamente corretta anche perché derivata dai risultati degli studi che hanno dimostrato la possibilità, in questo modo, di prevenire la progressione dal prediabete al diabete. Tuttavia, un’attenzione altrettanto importante dovrebbe essere rivolta a come trascorriamo le restanti 23 ore e mezzo. In altri termini, non basta consigliare soltanto di svolgere una attività fisica programmata, ma è necessario raccomandare anche di ridurre il numero delle ore che si trascorrono seduti. Lo stare in piedi o svolgere anche modesti movimenti nell’ambito della casa o dell’ufficio serve a evitare i rischi della immobilità e quindi il rischio di sviluppare diabete e di andare incontro a complicanze cardiovascolari”.

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