Non solo controllo della glicemia e perdita di peso. Gli agonisti del recettore del GLP-1, come semaglutide e tirzepatide, già protagonisti nella terapia del diabete di tipo 2 e dell’obesità, potrebbero offrire un effetto protettivo anche contro demenza, ictus e mortalità. A suggerirlo è un nuovo studio pubblicato su JAMA Network Open, che apre uno spiraglio interessante sul possibile impatto di questi farmaci su salute cerebrale e longevità. L’osservazione arriva da un team di ricercatori del Chang Gung Memorial Hospital di Linkou, a Taiwan, che ha analizzato i dati di oltre 60mila adulti con diabete di tipo 2 e obesità. I risultati parlano chiaro: nei pazienti trattati con GLP-1RA, il rischio di demenza si riduce del 27%, quello di ictus ischemico del 19% e la mortalità per tutte le cause del 30%. E i benefici sembrano essere ancora più marcati nelle donne, nei pazienti con obesità severa e in chi ha superato i 60 anni.

RIDUZIONE DEL RISCHIO DOPO SETTE ANNI

I ricercatori hanno analizzato i dati di 60.860 adulti con diabete di tipo 2 e obesità, ripartiti equamente tra chi assumeva GLP‑1RA e chi altri farmaci antidiabetici. Dopo un follow‑up di sette anni, chi assumeva semaglutide o tirzepatide aveva un rischio inferiore del 37% di sviluppare demenza, del 19% di subire un ictus ischemico e del 30% di mortalità per tutte le cause. Non sono state riscontrate differenze significative per il morbo di Parkinson o l’emorragia intracerebrale. Lo studio ha evidenziato che il rischio cumulativo di demenza a sette anni era dell’1,63% nel gruppo GLP‑1RA contro l’1,98% nel gruppo di controllo.

CHI RECUPERA DI PIÙ

I sottogruppi più favoriti dal trattamento sono stati i pazienti con un’età superiore ai 60 anni, le donne e chi soffriva di obesità severa (BMI tra 30 e 40). Questo suggerisce un ruolo del farmaco al di là della semplice riduzione della glicemia, con potenziali effetti neuroprotettivi e cerebrovascolari. Nonostante i risultati positivi ottenuti, gli esperti invitano alla prudenza: si tratta di uno studio osservazionale, che pur avvalendosi di metodi statistici come il propensity‑score matching, non può stabilire causalità. Per lo più la popolazione era sotto i 60 anni, e il follow‑up, seppure lungo, potrebbe non catturare pienamente le demenze tipiche dell’età avanzata.

POTENZIALI MECCANISMI ALLA BASE

Secondo alcuni specialisti, il beneficio neurologico potrebbe derivare dall’effetto antinfiammatorio dei GLP‑1RA, dalla loro influenza favorevole sulla neurogenesi e da un miglioramento della salute vascolare cerebrale. Questi percorsi sono plausibili, ma necessitano conferma in studi futuri. Gli autori e gli esperti concordano: servono trial clinici randomizzati mirati non solo ai pazienti diabetici, ma anche a popolazioni più ampie, per verificare se GLP‑1RA possano prevenire demenza e ictus anche in chi non soffre di diabete. Se confermato, l’effetto neuroprotettivo dei GLP‑1RA potrebbe ampliare notevolmente il loro ruolo nella medicina moderna. Da strumenti per combattere il diabete e l’obesità, potrebbero diventare alleati anche nella prevenzione dell’ictus e del declino cognitivo.