L’obesità e il diabete tipo 2 condividono non pochi sintomi: infiammazione cronica, accumulo di grasso viscerale, aumento del rischio cardiovascolare e progressiva compromissione metabolica. Una condizione che nelle donne tende a peggiorare durante la menopausa, quando il cambiamento ormonale favorisce l’aumento di peso, la redistribuzione del grasso addominale e l’incremento del rischio di infarto e ictus. È proprio in questo contesto che assumono particolare rilievo i nuovi dati presentati all’European Congress on Obesity (ECO) 2026 di Istanbul su semaglutide, agonista del recettore GLP-1 sviluppato inizialmente per il trattamento del diabete tipo 2 e oggi diventato uno dei cardini anche nella terapia dell’obesità. In Italia, semaglutide è già rimborsata dal Servizio sanitario nazionale per specifiche categorie di persone con diabete tipo 2 ad alto rischio cardiovascolare, proprio per la sua capacità di controllare glicemia, peso corporeo e complicanze cardiometaboliche.
I NUOVI DATI SU PESO, CUORE E METABOLISMO
Le nuove evidenze derivano da un’analisi integrata dello studio STEP UP, del trial cardiovascolare SELECT e di uno studio osservazionale real-world, tutti focalizzati sull’impatto di semaglutide nelle donne con obesità durante le diverse fasi della menopausa. Nelle donne in premenopausa trattate con semaglutide 7,2 mg la perdita media di peso ha raggiunto il 22,6%, mentre oltre il 41% delle partecipanti ha ottenuto una riduzione del peso corporeo pari o superiore al 25%. Benefici significativi sono emersi anche nelle donne in perimenopausa e postmenopausa, con riduzioni di peso rispettivamente del 19,7% e del 19,8%. Parallelamente si è osservata una marcata diminuzione della circonferenza vita, considerata uno dei principali indicatori del grasso viscerale e quindi del rischio metabolico e cardiovascolare. Dopo 72 settimane di trattamento quasi la metà delle donne coinvolte nello studio è passata dalle categorie di obesità a quelle di sovrappeso o normopeso. Per chi convive con diabete tipo 2, si tratta di un aspetto cruciale. La riduzione del grasso addominale, infatti, migliora la sensibilità insulinica, contribuisce al controllo glicemico e riduce il rischio di progressione delle complicanze cardiovascolari.
IL RUOLO DELLE TERAPIE GLP-1 NEL DIABETE
I risultati confermano ancora una volta come i farmaci incretinici stiano cambiando l’approccio terapeutico al diabete tipo 2. Nati per abbassare la glicemia attraverso l’azione sul recettore GLP-1, questi farmaci hanno progressivamente dimostrato effetti molto più ampi: riduzione dell’appetito, perdita di peso, protezione cardiovascolare e miglioramento degli indici metabolici. Per questo motivo oggi semaglutide viene considerata non soltanto una terapia antidiabetica, ma uno strumento di prevenzione cardiometabolica particolarmente importante nelle persone con obesità, sindrome metabolica e diabete tipo 2. Nel trial SELECT, infatti, le donne in menopausa con obesità e malattia cardiovascolare hanno mostrato una significativa riduzione del rischio di eventi cardiovascolari maggiori, inclusi infarto e ictus. Un risultato rilevante soprattutto per le donne con diabete tipo 2, che presentano un rischio cardiovascolare nettamente superiore rispetto alla popolazione generale e che spesso sviluppano malattia cardiaca in modo silenzioso o sottodiagnosticato.
MENO EMICRANIA E DEPRESSIONE
I dati presentati all’ECO 2026 suggeriscono inoltre possibili benefici anche sulla qualità della vita. In uno studio real-world condotto su oltre 34 mila donne in menopausa, le pazienti trattate con semaglutide hanno mostrato un rischio di emicrania inferiore del 42-45% rispetto alle donne trattate con la sola terapia ormonale sostitutiva. Secondo gli autori, questi effetti potrebbero essere collegati non soltanto alla perdita di peso, ma anche al miglioramento dell’infiammazione sistemica e della disfunzione metabolica, elementi strettamente associati sia all’obesità sia al diabete tipo 2.
OBESITÀ E DIABETE, MALATTIE SEMPRE PIÙ INTRECCIATE
“Per le donne con obesità, i cambiamenti ormonali durante la menopausa possono favorire l’aumento di peso e incrementare il rischio di infarto – ha dichiarato Mette Thomsen, Group Vice President e Head of Global Medical Affairs di Novo Nordisk -. I nuovi dati clinici e real-world dimostrano che una gestione efficace del peso con semaglutide durante la menopausa può affrontare le complicanze mediche dell’obesità, come le malattie cardiovascolari e la disfunzione metabolica. Ma può anche contribuire ad alleviare problemi quotidiani come emicrania, depressione e sintomi correlati alla menopausa”. Le nuove evidenze confermano così quanto obesità e diabete tipo 2 siano oggi patologie strettamente collegate e quanto le terapie GLP-1 stiano assumendo un ruolo centrale non solo nel controllo della glicemia, ma nella protezione globale della salute cardiometabolica.
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