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Farmaci innovativi per il diabete: perché il medico di famiglia non può prescriverli?

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Perché il medico di famiglia non può prescrivere i farmaci innovativi per il diabete? La questione, già più volte posta dalle società scientifiche diabetologiche, dalle associazioni dei pazienti e da quelle dei medici di medicina generale, è stata di nuovo portata in primo piano in Parlamento, in una interrogazione al ministro della Salute alla metà di gennaio 2019 dei deputati di Forza Italia Andrea Mandelli, Stefano Mugnai e Claudio Pedrazzini (una sullo stesso argomento era stata presentata nel 2017 dal deputato Federico Gelli del Partito democratica).

Un’interrogazione parlamentare di un gruppo di deputati al ministro della Salute chiede che siano superate le norme che non consentono al medico di famiglia di prescrivere i farmaci innovativi per il diabete, una richiesta già più volte espressa dalle associazioni di diabetologi, pazienti e medici di medicina generale.

Secondo i parlamentari (come a giudizio delle associazioni di medici e pazienti), sarebbe opportuno superare quelle norme che lasciano al medico di famiglia una limitata possibilità di prescrivere farmaci contro il diabete, escludendo alcune molecole innovative efficaci contro il diabete di tipo 2, per le quali, attualmente, la ricetta deve essere fatta soltanto dal diabetologo, come Sglt2 inibitori e i cosiddetti incretino-mimetici (Dpp-4 inibitori e Glp-1).

Il medico di medicina generale, secondo le norme vigenti, può infatti prescrivere la classica metformina (che le linee guida diabetologiche considerano farmaco di prima scelta per il diabete di tipo 2, ma che non sempre può bastare da sola per una efficace terapia e un ottimale controllo) e medicinali “anziani”, per alcuni dei quali oggi esistono alternative più nuove, più sicure e valide, la cui prescrizione è però riservata allo specialista.

Le associazioni nazionali dei diabetologi Sid e Amd hanno più volte osservato che queste limitazioni andrebbero eliminate, in modo da poter fornire più facilmente, e quindi più ampiamente, ai pazienti le migliori cure disponibili, tenendo anche conto del fatto che molti diabetici di tipo 2 oggi sono seguiti e assistiti soltanto o prevalentemente dal medico di famiglia.

I deputati sottolineano nel loro documento che “l’impossibilità per i medici di medicina generale di prescrivere i farmaci innovativi procura danni incalcolabili alla salute di larga parte dei pazienti, cui è precluso l’accesso a una cura adeguata per patologie importanti” e che in particolare “i pazienti affetti da diabete sono tra i più colpiti dalla vigente modalità di accesso alle cure e spesso, non potendo ricorrere allo specialista, sono costretti a rinunciare a curarsi o a curarsi con farmaci meno efficaci, ma prescrivibili dal medico di base”. L’interrogazione ricorda che “ai medici di medicina generale, in Italia, è preclusa la prescrizione delle terapie innovative e di comprovata efficacia e sicurezza come i Dpp-4, i Glp1 e gli Sglt2” e fa notare che “l’Italia è l’unico Paese europeo in cui non è consentita la prescrizione dei farmaci incretino-mimetici di nuova generazione da parte dei medici di medicina generale”.

La richiesta dei deputati al ministro è quindi di provvedere affinché ai medici di base sia consentito prescrivere questi medicinali: ciò porterebbe benefici sia in termini di salute sia da un punto di vista economico e gestionale. In attesa di una risposta dalla ministra della Salute Giulia Grillo, i deputati ricordano che l’Agenzia italiana del farmaco-Aifa (l’istituzione pubblica incaricata del controllo e della regolamentazione di tutto ciò che riguarda i farmaci in Italia) si è già pronunciata favorevolmente “sulla necessità di coinvolgere i medici di medicina generale nel trattamento delle patologie croniche in sinergia con i medici specialisti”.

Un altro aspetto del problema riguarda la dispensazione di questi medicinali, che non in tutte le Regioni d’Italia sono ritirabili in farmacia e in quei casi il paziente, per averli, deve recarsi in strutture pubbliche (ospedali o Asl), la cui presenza sul territorio è meno capillare e diffusa rispetto alle farmacie. Ciò significa che per molte persone con diabete il ritiro dei farmaci comporta spostamenti lunghi e a volte disagevoli.

Per questo l’interrogazione chiede che si consenta la distribuzione dei medicinali innovativi nelle farmacie: “Consentire ai medici di medicina generale di effettuare la prescrizione di farmaci innovativi regolarmente reperibili presso le farmacie del territorio permetterebbe anche ai cittadini che vivono in aree periferiche, interne o disagiate, di avere accesso ai farmaci innovativi; inoltre, si limiterebbero le visite specialistiche all’effettivo bisogno clinico; tale opzione garantirebbe la riduzione dei tempi di attesa e dei costi a carico di ciascun paziente e, da ultimo, assicurerebbe prossimità e continuità alla presa in cura dei pazienti medesimi”.

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