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L’obesità cresce e fa crescere il diabete

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L’obesità cresce in Italia e nel mondo e porta con sé ulteriori complicazioni patologiche, tra cui, molto frequentemente, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari, a cominciare dall’ipertensione. Nonostante ormai si sappia bene quanto questa condizione sia pericolosa per la salute, l’obesità cresce con passo rapido. Secondo la Organizzazione mondiale della sanità, circa il 58% dei casi di diabete mellito, il 21% della malattie coronariche e quote comprese tra l’8 e il 42% di certi tipi di cancro sono correlati o riconducibili all’obesità.

Le cifre parlano chiaro e ci dicono che l’obesità cresce dappertutto: dal 1980 in settanta Paesi è addirittura raddoppiata. Oggi nel mondo vi sono 700 milioni di obesi: 108 di questi sono bambini o ragazzi.

Sinuc, Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo, ha recentemente richiamato l’attenzione (in occasione del suo secondo congresso nazionale, quest’anno, a Firenze) sui preoccupanti dati, relativi al 2015, forniti dal New England Journal of Medicine in “Health Effects of Overweight and Obesity in 195 Countries over 25 Years”. Sono ben 2,2 miliardi le persone nel mondo in sovrappeso, il 30% della popolazione globale. Quelle che hanno un indice di massa corporea superiore a 30 e che sono quindi da considerarsi obese sono oltre 700 milioni: colpisce il fatto che ben 108 milioni siano bambini. Sinuc segnala con preoccupazione che in molti Paesi il tasso di crescita dell’obesità nei bambini supera quello degli adulti. (Ricordiamo che l’indice di massa corporea si calcola dividendo il peso in chilogrammi per il quadrato dell’altezza).

La più alta percentuale di bambini e giovani obesi si registra negli Stati Uniti con circa il 13%. L’Italia ha uno dei livelli più elevati d’Europa: il 9,8% nella fascia di età 8-9 anni.

Altri dati importanti sono quelli che riguardano la diffusione dell’obesità infantile e giovanile nei Paesi più popolati: il non invidiabile primato tocca agli Stati Uniti, dove il tasso è del 13%. In cifre assolute il più alto numero di bambini obesi si trova n Cina (15,3 milioni) e in India (14,4 milioni). Naturalmente, cifre così alte relative all’obesità infantile dipendono anche dal fatto che queste nazioni sono due colossi, demograficamente parlando.

Il più alto livello di popolazione obesa adulta lo troviamo invece in Egitto, con il 35%. In cifre assolute, spiccano i dati sugli adulti obesi in Usa (79,4 milioni) e Cina (57,3 milioni).

In Italia le persone obese sono sei milioni, una su dieci. Oltre 21 milioni sono in sovrappeso.

Anche in Italia il fenomeno dell’obesità deve destare preoccupazione: gli obesi sono sei milioni (un italiano su dieci). Si registrano più di 100mila nuovi casi l’anno e circa 57mila morti per cause legate al sovrappeso.

Secondo un’indagine, ricordata da Sinuc, condotta dalla European association for the study of obesity (Easo), tanti italiani sono in sovrappeso oppure obesi ma non se ne rendono conto: una percezione errata che porta con sé il rischio di trascurare il problema e le sue conseguenze. Infatti, risulta che il 10% di coloro che si ritengono in buona salute sono in realtà in sovrappeso e non ne sono consapevoli; il 18% si giudica in eccesso di peso, ma non si accorge di essere effettivamente obeso.

Anche le cifre del decimo Italian Diabetes & Obesity Barometer Report 2016 (uno studio di cui abbiamo parlato più volte, per esempio qui), basate su fonte Istat, confermano la criticità della situazione: in Italia oggi ci sono ben 21 milioni di persone in sovrappeso (numero che comprende i sei milioni di obesi già citati). Nel 2015 il 45,1% degli italiani da 18 anni in su risultava in eccesso di peso (35,3% in sovrappeso, 9,8% obeso). Per quanto riguarda bambini e adolescenti, quelli in eccesso di peso raggiungono la quota elevata del 24,9% nel biennio 2014-2015. Oggi la diffusione dell’obesità infantile (8-9 anni) in Italia è tra la più alte d’Europa (prevalenza del 9,8%).

Parte della spiegazione di questi elevati valori, che dimostrano quanto l’obesità cresce, si può trovare in un altro dato rilevante: nel 2015, 23 milioni 524 mila persone (il 39,9% della popolazione di 3 anni e più) dichiarano di non praticare sport né attività fisica nel tempo libero (è sedentario il 44,3% delle donne contro il 35,1% degli uomini). A ciò vanno comunque aggiunti altri importanti fattori concorrenti come, per esempio, le cattive abitudini alimentari, purtroppo ancora molto diffuse (ne parliamo, per esempio, qui).

Già da diversi anni in Europa la percentuale della popolazione adulta in sovrappeso ha superato il 50% del totale.

L’Italian Barometer Report 2016 fornisce alcuni ulteriori dati sull’Europa (fonte l’Organizzazione mondiale della sanità, stime 2008), dai quali risulta che oltre il 50% degli adulti (uomini e donne) in Europa sono in sovrappeso, e circa il 23% delle donne e il 20% degli uomini sono obesi. In Europa la prevalenza dell’obesità è addirittura triplicata in alcuni Paesi rispetto agli anni Ottanta e in generale continua a crescere a un ritmo preoccupante, soprattutto fra i bambini.

Il numero dei bambini in eccesso di peso e obesi è aumentato costantemente dal 1990 al 2008 e, in assenza di interventi mirati, il 60% dei bambini in sovrappeso prima della pubertà lo sarà anche in età adulta. Al proposito Oms sottolinea una volta di più che l’obesità infantile porta con sé un aumentato rischio di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, problemi ortopedici, ma anche di problematiche non strettamente fisiche, ma psicologiche come disturbi mentali, scarso rendimento a scuola e bassa autostima.

Alcuni Paesi europei sono più soggetti di altri allo sviluppo di sovrappeso e obesità: in Irlanda nel 2030 le persone con chili di troppo potrebbero essere il 91% della popolazione. Per quella data, se non si interverrà sul problema, in Italia si potrebbe arrivare al 70%.

In Europa vi sono anche Paesi in cui il rischio è particolarmente elevato: Barometer segnala il caso irlandese. Le previsioni prospettano che entro il 2030 addirittura quasi tutti gli adulti irlandesi saranno in sovrappeso: nel 2010 gli uomini con chili in eccesso (sovrappeso e obesi) erano il 76% (il 24% gli obesi); nel 2030 potrebbero essere il 91% (obesi il 27%); per le donne va un po’ meglio, ma non troppo: se non si farà nulla per contrastare l’escalation, nel 2030 l’83% sarà in sovrappeso (nel 2010 è il 56%) e il 57% obeso (nel 2010 il 23%).

Il 2030 rischia di portare pessime percentuali anche nel Regno Unito: per quella data, gli uomini in sovrappeso (il 70% nel 2010), saranno il 73% e il 36% sarà obeso; le donne obese saranno il 33% (nel 2010 erano il 26%) e quelle in sovrappeso saranno il 63%.

La Grecia, la Spagna, la Svezia, l’Austria e la Repubblica Ceca sono altri Paesi nei quali l’evoluzione della problematica è allarmante. Specialmente per la Grecia: per il 2030 ci si attende che il 77% degli uomini e il 67% delle donne saranno in sovrappeso. Le persone obese raddoppieranno rispetto a oggi: gli uomini passeranno dal 20% del 2010 al 44%, le donne dal 20 al 40%.

Ma anche per l’Italia le previsioni dell’Oms in vista del 2030 non sono rosee: la popolazione in sovrappeso potrebbe raggiungere la quota del 70%.

Per l’Oms quella contro l’obesità è una sfida sanitaria pubblica senza precedenti, purtroppo “finora sottostimata, scarsamente valutata e non perfettamente accettata come problema governativo strategico”.

Di fronte a queste cifre, pare impossibile che non si faccia nulla. L’Organizzazione mondiale della sanità da tempo sollecita (vedi anche qui) i governi a elaborare piani e strategie di intervento, ammonendo che per l’Europa si tratta di “una sfida sanitaria pubblica senza precedenti, finora sottostimata, scarsamente valutata e non perfettamente accettata come problema governativo strategico associato a notevoli implicazioni economiche”.

A proposito degli aspetti economici legati alle conseguenze sulla salute di sovrappeso e obesità, ancora Sinuc ricorda che in Italia l’impatto economico sul Servizio sanitario nazionale è di oltre 4,5 miliardi di euro l’anno: tra i fattori da considerare, oltre ai costi sanitari in senso stretto, anche il calo di produttività, l’assenteismo sul lavoro, la mortalità precoce.

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