Per anni il prediabete è stato considerato soprattutto una condizione di rischio, una fase intermedia tra normalità e diabete conclamato. L’obiettivo principale degli interventi terapeutici è sempre stato quello di rallentare o impedire la progressione verso il diabete di tipo 2, attraverso alimentazione corretta, attività fisica e perdita di peso. Oggi, però, una nuova ricerca suggerisce che il traguardo potrebbe essere più ambizioso: riportare la glicemia a livelli normali. Lo studio, pubblicato sulla rivista The Lancet Diabetes & Endocrinology, mostra infatti che la remissione del prediabete è associata a un importante beneficio cardiovascolare a lungo termine.

DUE GRANDI STUDI, OLTRE TRENT’ANNI DI OSSERVAZIONE

I ricercatori hanno analizzato i dati di due storici programmi di prevenzione del diabete: il Diabetes Prevention Program Outcomes Study (DPPOS), condotto negli Stati Uniti, e il DaQing Diabetes Prevention Outcomes Study, realizzato in Cina. Complessivamente sono stati valutati quasi 3mila partecipanti con prediabete seguiti per periodi molto lunghi: oltre vent’anni nello studio americano e oltre trent’anni in quello cinese. L’obiettivo era capire se le persone che erano riuscite a tornare a una normale regolazione del glucosio presentassero, nel tempo, un rischio inferiore di sviluppare complicanze cardiovascolari rispetto a chi era rimasto in una condizione di prediabete.

COSA SI INTENDE PER REMISSIONE DEL PREDIABETE

La remissione è stata definita come il ritorno a valori normali di glicemia a digiuno, glicemia dopo carico orale di glucosio ed emoglobina glicata. In altre parole, non si tratta semplicemente di un miglioramento dei parametri metabolici, ma del ripristino di una condizione metabolica considerata normale. Tra i partecipanti dello studio statunitense, circa l’11% ha raggiunto la remissione dopo un anno di intervento sullo stile di vita, mentre nello studio cinese la percentuale è stata poco superiore al 13%.

RISCHIO CARDIOVASCOLARE RIDOTTO DEL 50%

I risultati sono apparsi particolarmente significativi. Nello studio americano, dopo circa vent’anni di follow-up, le persone che avevano raggiunto la remissione hanno mostrato un rischio inferiore del 59% di morte cardiovascolare o ricovero per insufficienza cardiaca rispetto a chi non aveva ottenuto la normalizzazione della glicemia. Risultati analoghi sono emersi nella popolazione cinese, dove il rischio è risultato ridotto del 51%. L’analisi combinata dei due studi ha confermato il dato: il raggiungimento della normoglicemia è associato a una riduzione di circa la metà del rischio di morte cardiovascolare o ospedalizzazione per insufficienza cardiaca.

UN’EREDITÀ POSITIVA CHE DURA NEL TEMPO

Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca riguarda la cosiddetta “legacy effect”, ovvero l’effetto eredità. I benefici ottenuti durante il periodo di intervento sullo stile di vita sembrano infatti persistere molto tempo dopo la conclusione dei programmi di prevenzione. Secondo gli autori, raggiungere la remissione produce cambiamenti metabolici profondi che continuano a esercitare un effetto protettivo anche a distanza di decenni. Non si tratta quindi di un vantaggio temporaneo, ma di una vera e propria memoria metabolica favorevole.

PERCHÉ LA NORMOGLICEMIA È COSÌ IMPORTANTE

La spiegazione potrebbe andare oltre la semplice perdita di peso. Studi precedenti avevano già evidenziato che le persone che raggiungono la remissione presentano un miglioramento più marcato della sensibilità insulinica, una riduzione del grasso viscerale e livelli inferiori di infiammazione cronica di basso grado. Elementi che contribuiscono a proteggere il sistema cardiovascolare e a ridurre il rischio di sviluppare diabete di tipo 2. Secondo i ricercatori, la remissione potrebbe quindi rappresentare non solo un indicatore di buona salute metabolica, ma anche un vero e proprio obiettivo terapeutico.

UN NUOVO OBIETTIVO PER LA PREVENZIONE

Le attuali linee guida raccomandano interventi sullo stile di vita mirati soprattutto alla perdita di peso e all’aumento dell’attività fisica. I risultati di questo studio suggeriscono però che potrebbe essere utile aggiungere un ulteriore traguardo: il raggiungimento della normoglicemia. Gli autori propongono di considerare la remissione del prediabete come un obiettivo misurabile e clinicamente rilevante, al pari del controllo della pressione arteriosa nell’ipertensione o della riduzione del colesterolo nelle dislipidemie.

IL MESSAGGIO PER LE PERSONE CON PREDIABETE

I risultati della ricerca sono incoraggianti: il prediabete non rappresenta necessariamente una strada obbligata verso il diabete di tipo 2. Attraverso interventi tempestivi sullo stile di vita è possibile riportare la glicemia a valori normali e ottenere benefici che vanno ben oltre la prevenzione del diabete. Proteggere il cuore, ridurre il rischio di insufficienza cardiaca e aumentare le prospettive di salute a lungo termine potrebbe dipendere anche dalla capacità di raggiungere e mantenere nel tempo la normoglicemia.

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