La steatosi epatica associata a disfunzione metabolica, conosciuta con l’acronimo MASLD e in passato definita NAFLD o “fegato grasso non alcolico”, è destinata a diventare una delle principali sfide sanitarie dei prossimi decenni. Secondo uno studio pubblicato su The Lancet Gastroenterology & Hepatology, entro il 2050 quasi 1,8 miliardi di persone nel mondo potrebbero convivere con questa patologia epatica strettamente legata a obesità, insulino-resistenza e diabete di tipo 2 L’analisi, realizzata nell’ambito del Global Burden of Diseases, Injuries, and Risk Factors Study (GBD) 2023, ha valutato l’andamento della MASLD in 204 Paesi dal 1990 al 2023, prendendo in considerazione prevalenza, disabilità correlate e principali fattori di rischio modificabili. Nel 2023 si stima che circa 1,3 miliardi di persone convivessero con la MASLD, pari al 16,1% della popolazione mondiale. Rispetto al 1990 il numero complessivo dei casi è aumentato del 142,7%, passando da circa 500 milioni a oltre 1,3 miliardi. Anche il tasso di prevalenza standardizzato per età è cresciuto in modo significativo, raggiungendo oltre 14.400 casi ogni 100 mila abitanti.
DIABETE E GLICEMIA ELEVATA TRA I PRINCIPALI RESPONSABILI
Tra tutti i fattori di rischio analizzati, l’elevata glicemia a digiuno è risultata il principale determinante del carico di malattia legato alla MASLD, seguita dall’alto indice di massa corporea e dal fumo. I ricercatori sottolineano il forte legame tra MASLD, diabete di tipo 2 e obesità. L’iperglicemia cronica e l’insulino-resistenza favoriscono infatti l’accumulo di grasso nel fegato e l’evoluzione verso forme più severe della malattia, come steatoepatite, cirrosi e carcinoma epatico. Secondo lo studio, l’alto glucosio plasmatico a digiuno ha rappresentato nel 2023 il contributo maggiore ai DALY – ovvero i Disability-Adjusted Life Years, in italiano “anni di vita corretti per disabilità” o morte precoce – attribuibili alla MASLD.
SEMPRE PIÙ GIOVANI COINVOLTI
Sebbene la prevalenza aumenti con l’età e raggiunga il picco tra gli 80 e gli 84 anni, il numero assoluto di persone colpite è più elevato nelle fasce adulte più giovani. Negli uomini i casi sono più frequenti tra i 35 e i 39 anni, mentre nelle donne il picco si osserva tra i 55 e i 59 anni. La malattia risulta inoltre più diffusa nel sesso maschile rispetto a quello femminile. Secondo gli autori, il dato riflette il peggioramento degli stili di vita e l’aumento globale di obesità e diabete nelle fasce di popolazione più giovani. Lo studio evidenzia profonde differenze regionali. I tassi di prevalenza più elevati sono stati osservati nel Nord Africa e Medio Oriente, mentre i valori più bassi si registrano nelle regioni dell’Asia Pacifico ad alto reddito. Anche il carico di disabilità varia notevolmente tra le aree del mondo. I Paesi con minore accesso alle cure e sistemi sanitari più fragili mostrano livelli più elevati di danno correlato alla MASLD. Secondo i ricercatori, esiste infatti una relazione inversa tra qualità dell’assistenza sanitaria e impatto della malattia: dove l’accesso alle cure è più limitato, il peso clinico e sociale della MASLD tende ad aumentare.
ENTRO IL 2050 PREVISTI 1,8 MILIARDI DI CASI
Il modello predittivo elaborato dagli autori stima che entro il 2050 il numero globale di persone con MASLD raggiungerà 1,8 miliardi, con un aumento del 42% rispetto al 2023. La crescita sarà trainata soprattutto dall’aumento della popolazione mondiale, in particolare nell’Africa subsahariana, nel Nord Africa e in Medio Oriente, ma anche dalla diffusione di obesità, diabete e alterazioni metaboliche. Secondo gli autori, l’incremento dei casi rende urgente considerare la MASLD una priorità globale di salute pubblica, sviluppando programmi di prevenzione, campagne di sensibilizzazione e strategie integrate rivolte soprattutto ai fattori di rischio metabolici.
UNA MALATTIA SPESSO SILENZIOSA
La MASLD è spesso asintomatica e molte persone convivono con la malattia senza saperlo. Quando presenti, i sintomi possono includere stanchezza, malessere generale e dolore o fastidio nella parte destra dell’addome. Nella maggior parte dei casi la patologia è associata al sovrappeso e può migliorare attraverso modifiche dello stile di vita, perdita di peso, attività fisica e controllo della glicemia. Per questo, sottolineano gli autori dello studio, la prevenzione del diabete di tipo 2 e dell’obesità rappresenta oggi una delle strategie più importanti anche per ridurre il peso futuro delle malattie epatiche metaboliche.
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