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Sport contro diabete e complicanze: gli italiani ne fanno poco

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Fare sport contro diabete e complicanze è una efficace strategia per prevenire l’insorgere del diabete di tipo 2 o per gestire bene la propria condizione diabetica quando si sia già sviluppata. Sono molte le ricerche che dimostrano quanto lo sport sia benefico rispetto al diabete, ma, nonostante le raccomandazioni delle Linee guida italiane e internazionali, nel nostro Paese di attività fisica se ne fa troppo poca. E l’eccesso di sedentarietà va certamente considerato tra i fattori che favoriscono l’espansione del diabete di tipo 2. Nuovi spunti di riflessione sull’argomento ci vengono da un libro italiano e da uno studio danese.

In Italia il 40% delle persone afferma di fare vita sedentaria, soltanto il 22% svolge attività fisica con regolarità.

Secondo dati del Coni, il 40% degli italiani dichiara di fare una vita sedentaria, oltre 23 milioni di persone non svolgono attività fisica. Secondo l’Istat, solamente il 21,9% dichiara di fare sport con regolarità e continuità, il 9,2% lo fa invece saltuariamente, il 29,7% afferma di praticare qualche genere di esercizio fisico (passeggiate, nuoto, bicicletta). Percentuali troppo basse per poter dire che in Italia si pratichi abitualmente lo sport contro diabete e complicanze della patologia. Stanchezza, carenza di motivazioni e incentivi, mancanza di tempo, scarsa consapevolezza, insufficienza delle strutture, ostacoli sociali e ambientali sono tra le cause di questa bassa mobilità.

Eppure, bisogna fare qualcosa. Commenta così Stefano Balducci, presidente dell’Associazione Fitness Metabolica onlus e coordinatore nazionale del Gruppo di studio Amd-Sid “Attività fisica e diabete” e coautore -con Silvano Zanuso e Giuseppe Pugliese- del libro “Diabete di tipo 2 e attività fisica: dalle evidenze scientifiche all’applicazione pratica”, promosso da Fidal (Federazione italiana di atletica leggera e patrocinato da Coni e Ministero della Salute) e presentato la scorsa primavera a Roma: “L’attività fisica regolare riduce il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 nei soggetti con intolleranza al glucosio e riduce le complicanze macrovascolari associate al diabete. L’Aerobic Centre Longitudinal Study, per citarne uno, ha dimostrato come la mortalità per eventi cardiovascolari nell’arco di 12 anni fosse inferiore del 60% nei soggetti con una fitness cardiorespiratoria medio-alta, ovvero in persone che fanno esercizio fisico regolarmente, e del 40% nei soggetti attivi rispetto ai sedentari”.

Aggiunge Silvano Zanuso, Research & Communication manager di Technogym e visiting professor in Clinical Exercise Science presso l’Università di Greenwich, Londra: “Non solo le attività aerobiche quali il cammino, il nuoto e la bicicletta, ma anche l’allenamento di forza, mediante sollevamento di pesi liberi o l’utilizzo di macchine specifiche, producono effetti positivi sulla salute e in particolare sul controllo glicemico e sui fattori di rischio cardiovascolare. Anche una singola sessione di attività fisica a bassa intensità si è dimostrata in grado di ridurre l’iperglicemia nelle successive 24 ore, ma, è bene sottolinearlo, i reali benefici si hanno quando attività fisica ed esercizio strutturato diventano componenti dello stile di vita”.

È necessario che i medici si impegnino a indirizzare i loro assistiti verso un programma di esercizio fisico regolare e personalizzato, in particolare quando si tratti di persone con diabete di tipo 2, che necessitano di indicazioni mirate sulle proprie esigenze per orientarsi verso il tipo di attività fisica più adatta a loro. Dice in proposito Giuseppe Pugliese, docente presso l’Università La Sapienza e dirigente dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma, riferendosi al volume scritto con Balducci e Zanuso: “Il libro colma una carenza importante nella letteratura, include informazioni essenziali affinché sia il medico sia lo specialista dell’esercizio siano in grado di prescrivere, e applicare in maniera efficace e sicura, un programma di esercizio fisico per una persona con diabete di tipo 2”.

Un recente studio danese ha osservato un’associazione tra l’abitudine a spostarsi in bicicletta tutti i giorni e una diminuzione del rischio di diabete di tipo 2 in persone tra i 50 e i 65 anni.

Una della attività più sane e più semplici da svolgere in un contesto di pratica dello sport contro diabete e complicanze è certamente quella di spostarsi abitualmente in bicicletta. Andare in bici possibilmente tutti i giorni, ad andatura moderata, per 30-45 minuti, è infatti uno di quegli esercizi aerobici che è consigliabile inserire nel proprio stile di vita, che si abbia il diabete o no.

Oggi c’è qualche elemento nuovo in più a favore di questo tipo di esercizio fisico. Se è noto da tempo che in generale l’attività fisica e sportiva aiuta a mantenersi in forma, a tenere sotto controllo il peso e l’andamento della glicemia, mancavano studi organici mirati sul rapporto tra uso delle due ruote e diabete di tipo 2. Un recente lavoro danese (“Cycling and Diabetes Prevention: Practice-Based Evidence for Public Health Action” di Martin Rasmussen e collaboratori della University of Southern Denmark) ha voluto puntare la sua attenzione proprio sulla bicicletta. Gli autori spiegano di avere voluto vedere se in particolare proprio la bici avesse un ruolo specifico nella prevenzione del diabete di tipo 2 nella popolazione danese che si impegnava a usarla regolarmente. Il gruppo di ricercatori ha trovato riscontri positivi.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista on line Plos One – Medicine (Public library scientific): potete approfondire cliccando qui. L’indagine è stata svolta nell’arco di diversi anni su una platea di persone, oltre 50mila uomini e donne, non affetti da patologie croniche,di età tra i 50 e i 65 anni, una fascia in cui è più alto il rischio e più frequente l’insorgenza di diabete di tipo 2. Lo studio ha mostrato che coloro che più praticano attività fisica andando in bicicletta (recandosi al lavoro e ritornando poi a casa sulle due ruote oppure facendone un abituale uso ricreativo) risultano meno vulnerabili al rischio di sviluppare diabete di tipo 2 e altre malattie croniche.

Si è rilevata una associazione tra l’utilizzo abituale della bici e la diminuzione del rischio di diabete di tipo 2 e l’effetto favorevole risulta essere maggiore in chi va in bici di più nell’arco della settimana. Non solo: i benefici si riscontrano anche in chi comincia a prendere questa buona abitudine e la segue con continuità anche in età relativamente avanzata (dalla mezza età in su). In questo caso si è rilevato un rischio di diabete di tipo 2 del 20% più basso rispetto a chi non va in bici. Non è mai troppo tardi per mettersi in sella.

Un invito anche a governi e autorità affinché promuovano politiche urbanistiche che incentivino le persone a muoversi, a camminare, ad andare in bicicletta, come strategie di salute pubblica contro diabete e malattie croniche.

I ricercatori ritengono necessari ulteriori studi per comprendere fino a che punto andare in bicicletta contribuisca alla prevenzione del diabete di tipo 2 e se si possa arrivare a stabilire un rapporto di causa-effetto, ma la relazione osservata dal loro studio già suggerisce di incoraggiare le persone, anche di età avanzata, a fare uso regolare della bici o a non abbandonarla con il passare degli anni. Un invito è rivolto quindi anche ai governi affinché intervengano sulle infrastrutture e a investano risorse per incentivare l’utilizzo della bicicletta.

Un commento allo studio danese pubblicato sullo stesso sito di Plos (Panter J, Ogilvie D) osserva che, tra le persone esaminate dal gruppo di Rasmussen e colleghi, i più impegnati nell’attività ciclistica praticavano più di sette ore di bicicletta la settimana, che equivale a un effettivo inserimento dell’attività fisica nel proprio stile di vita quotidiano. Questo comportamento virtuoso che si osserva in Danimarca (dove, per esempio, la capitale Copenhagen vanta un’invidiabile rete di piste ciclabili) e anche in Olanda, non ha riscontri in altri Paesi europei (i due autori citano l’Inghilterra, ma, come si è visto sopra, possiamo benissimo aggiungere anche l’Italia), Secondo gli autori dell’intervento citato, la propensione all’attività fisica e all’uso regolare della bicicletta in particolare può essere sollecitata e sviluppata con  strategie di sanità pubblica che creino le condizioni materiali perché i cittadini possano fare più movimento, traendone concretamente i potenziali benefici in termini di salute. Secondo Panter e Ogilvie, agire sulla pianificazione urbana e sulla struttura dei trasporti e della viabilità, per esempio, è importante per invogliare le persone a far movimento e quindi per indurle a modelli di comportamento sani che aiutino a prevenire patologie croniche come il diabete. Se l’ambiente in cui si vive rende il camminare o l’andare in bici facile, piacevole e sicuro, le persone cominceranno a farlo volentieri e la loro salute se ne gioverà.

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