Il diabete continua a crescere e a pesare sul sistema sanitario, sull’economia e sulla qualità della vita delle persone. In Italia riguarda oltre quattro milioni di cittadini, ma il numero reale è ancora più ampio se si considerano le diagnosi mancate e le persone a rischio. È da questa consapevolezza che nasce la terza edizione degli Stati Generali sul Diabete, un appuntamento che riunisce istituzioni, comunità scientifica e associazioni di pazienti con l’obiettivo di costruire una strategia condivisa per i prossimi anni. La novità di quest’anno è il cambio di prospettiva: non più un approccio frammentato, ma una visione integrata basata su “ecosistemi”, cioè ambiti interconnessi in cui la malattia si sviluppa e può essere affrontata.

DALLA CURA ALLA VISIONE SISTEMICA

Il diabete non è solo una patologia cronica da gestire clinicamente, ma un fenomeno complesso che si intreccia con stili di vita, condizioni sociali, innovazione tecnologica e organizzazione dei servizi. “Il diabete, come tutte le malattie croniche non trasmissibili, è strettamente legato agli stili di vita e alle condizioni socio-economiche”, sottolinea il ministro della Salute Orazio Schillaci, evidenziando come la strategia nazionale punti su prevenzione, accesso alle innovazioni e digitalizzazione dell’assistenza. Un approccio che mira a ridurre le disuguaglianze e a migliorare la presa in carico, rendendola più tempestiva ed efficace.

IL RUOLO DEGLI STILI DI VITA E DELLA PREVENZIONE

I dati parlano chiaro: sedentarietà e obesità rappresentano fattori determinanti. La prevalenza del diabete aumenta con l’età e raggiunge livelli molto elevati nelle fasce più anziane della popolazione. Da qui la necessità di intervenire prima, lavorando sulla prevenzione. “La promozione di stili di vita sani è fondamentale anche per la sostenibilità del sistema di welfare”, osserva Renato Brunetta, sottolineando come alimentazione, attività fisica e educazione alla salute siano pilastri di un ecosistema favorevole al benessere.

QUATTRO ECOSISTEMI PER RIDISEGNARE L’ASSISTENZA

La strategia delineata dagli Stati Generali si articola in quattro ambiti principali, tra loro strettamente collegati.

  1. La governance sanitaria, che guarda alla riorganizzazione dei servizi, al rafforzamento della rete territoriale e alla riduzione delle disuguaglianze tra le diverse aree del Paese.
  2. Il digitale, con strumenti come il Fascicolo sanitario elettronico, la telemedicina e l’intelligenza artificiale, sempre più centrali per migliorare la continuità assistenziale e personalizzare le cure.
  3. L’ecosistema della salute, che mette al centro la prevenzione, il legame con l’obesità e un approccio multidisciplinare orientato alla persona.
  4. La ricerca e l’innovazione, con farmaci, dispositivi e terapie digitali che aprono nuove prospettive ma pongono anche il tema dell’accesso equo.

COSTI, COMPLICANZE E DISUGUAGLIANZE

L’impatto del diabete è rilevante anche sul piano economico: si stimano circa 20 miliardi di euro l’anno tra costi diretti e indiretti per il Servizio sanitario nazionale. “Questi numeri dimostrano che la diabetologia deve diventare un motore di innovazione sistemica”, afferma Salvatore De Cosmo, sottolineando la necessità di integrare ricerca, tecnologia e prevenzione per costruire modelli sostenibili e ridurre le disuguaglianze territoriali. Anche perché le complicanze della malattia possono ridurre significativamente l’aspettativa di vita, rendendo ancora più urgente un intervento strutturato.

UN’ALLEANZA PER CAMBIARE IL FUTURO

La risposta al diabete non può essere affidata a un solo attore. Serve una collaborazione stretta tra istituzioni, comunità scientifica e cittadini. “La prospettiva degli ecosistemi permette di superare una visione frammentata e costruire una strategia davvero integrata”, evidenzia Raffaella Buzzetti, richiamando l’importanza di un approccio che unisca prevenzione, innovazione e organizzazione dei servizi. Sulla stessa linea anche il mondo politico. “Occorre promuovere stili di vita corretti e considerare l’attività fisica come uno strumento di prevenzione e terapia”, afferma Daniela Sbrollini, mentre Roberto Pella ribadisce la necessità di mantenere il diabete al centro dell’agenda politica con un approccio multisettoriale.

LA SFIDA DEI PROSSIMI ANNI

Dagli Stati Generali sul Diabete emerge un messaggio unanime: il diabete non può più essere affrontato con strumenti tradizionali. Serve un cambio di paradigma che metta in relazione tutti i fattori in gioco. Un percorso complesso, ma necessario, per garantire cure più efficaci, ridurre le disuguaglianze e costruire un sistema sanitario capace di rispondere a una delle sfide più rilevanti del nostro tempo.

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