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Come si cura il diabete secondo gli Annali Amd

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Gli Annali Amd sono una fotografia attendibile di come si cura il diabete in Italia. Li elabora periodicamente, dal 2005, l’Associazione medici diabetologi, verificando l’assistenza e le terapie erogate ai pazienti diabetici e valutando frequenza dei controlli e qualità dei risultati rispetto agli obiettivi.

Amd: “Nonostante alcune zone d’ombra, è costante il miglioramento su diversi fronti: nel monitoraggio della patologia e dei fattori di rischio cardiovascolare, nel numero di pazienti con valori adeguati di emoglobina glicata, colesterolo e pressione, e nell’impiego più appropriato dei farmaci”.

La più recente edizione degli Annali (presentata pochi giorni fa a Roma) si basa su dati del 2016 riferiti a 455.662 pazienti (in larga maggioranza, il 91%, con diabete di tipo 2) visitati in 222 centri di diabetologia di tutta Italia. Rispetto alla rilevazione precedente, del 2011 (in “Annali Amd 2012), l’Associazione medici diabetologi commenta che “nonostante alcune zone d’ombra -per esempio, il controllo del piede diabetico e della retinopatia e la registrazione delle complicanze- è costante il miglioramento su diversi fronti: nel monitoraggio della patologia e dei fattori di rischio cardiovascolare, nel numero di pazienti con valori adeguati di emoglobina glicata, colesterolo e pressione, e nell’impiego più appropriato dei farmaci”.

Inoltre, applicando un metodo di misurazione della qualità dell’assistenza erogata dai centri diabetologici (il “Q Score”), che assegna un punteggio da 0 a 40 (dove valori superiori a 25 indicano un livello di cure adeguato), gli Annali hanno rilevato come “oltre il 50% dei pazienti (rispetto al 40% del 2011), in entrambi i tipi di diabete, si collochi nella migliore fascia di punteggio” e riceva quindi una valida assistenza, mentre soltanto per il 5% dei pazienti si registri un punteggio basso, inferiore a 15. Il criterio su cui si basa l’assegnazione del punteggio del “Q Score” è la possibilità di predire lo sviluppo, nel paziente con diabete, di complicanze cardiovascolari, che sono conseguenze gravi e frequenti della patologia quando non è ben curata.

Tra le conclusioni più importanti dello studio di Amd vi sono i dati sui controlli ed esami a cui vengono sottoposti i pazienti presso i centri e quelli sugli esiti delle cure prescritte rispetto agli obiettivi terapeutici da raggiungere.

Frequenza degli esami presso i centri diabetologici

Per quanto riguarda esami e controlli, Amd rileva che i pazienti sono “monitorati con attenzione crescente”. Vediamo di seguito le percentuali in sintesi.

  • Il 97% dei pazienti, sia di tipo 1 sia di tipo 2, riceve almeno una misurazione annuale della emoglobina glicata (l’esame che permette di registrare l’andamento medio della glicemia nell’arco di 2-3 mesi). Si registra un positivo aumento dei controlli del 4-5% rispetto al 2011 (“Annali 2012″).
  • Il 69% dei pazienti diabetici di tipo 1 riceve almeno una misurazione annuale del profilo lipidico (valutazione di colesterolo e trigliceridi).
  • Il 72% dei diabetici di tipo 2 riceve almeno una misurazione annuale del profilo lipidico.
  • l’89% dei diabetici di tipo 1 riceve riceve almeno una misurazione annuale della pressione arteriosa (Amd sottolinea il netto miglioramento rispetto al 76% del 2011).
  • il 90% dei diabetici di tipo 2 riceve almeno una misurazione annuale della pressione arteriosa (anche qui evidente il progresso rispetto al 77% del 2011).
  • Il 57,2% dei diabetici di tipo 1 riceve almeno un esame dell’albuminuria (albumina nelle urine) per il controllo della salute dei reni.
  • Il 55,5% dei pazienti di tipo 2 riceve almeno un esame della albuminuria.
  • Il 73,5% dei diabetici di tipo 1 riceve almeno una misurazione annuale della funzione renale valutata con creatininemia (misurazione della concentrazione di creatinina nel sangue).
  • L’81% dei diabetici di tipo 2 riceve almeno una misurazione annuale della funzione renale con creatininemia.
  • Soltanto il 22% dei diabetici di tipo 1 riceve almeno un esame annuale del piede diabetico.
  • Solamente poco più del 20% dei diabetici di tipo 2 riceve almeno un esame annuale del piede diabetico.
  • Il 46% dei diabetici di tipo 1 è sottoposto a un controllo annuale del fundus oculi per individuare una eventuale retinopatia.
  • Il 36% dei diabetici di tipo 2 è sottoposto a un controllo annuale del fundus oculi.

 

Nell’insieme, queste percentuali sono considerate positivamente da Amd, con l’eccezione dei controlli sui piedi e sugli occhi, che andrebbero decisamente intensificati per contrastare l’insorgere di due complicanze molto serie come il piede diabetico e la retinopatia diabetica (vedi anche qui).

Andrebbero poi aumentate le valutazioni concomitanti dei quattro parametri fondamentali (glicata, profilo lipidico, microalbuminuria, pressione), che avvengono soltanto per il 41,7% dei diabetici di tipo 1 e per il 42,3% del tipo 2.

I risultati delle cure rispetto agli obiettivi terapeutici 

Gli Annali hanno valutato anche in quale misura le cure (insulina, farmaci, cambiamenti virtuosi degli stili di vita) riescono a ottenere i risultati terapeutici a cui mirano e definiscono “incoraggiante” il bilancio. Vediamolo in sintesi.

  • Il 28% dei diabetici di tipo 1 ha valori di emoglobina glicata corretti rispetto all’obiettivo (minori o pari al 7%): +22% rispetto al 2011.
  • Il 51% dei diabetici di tipo 2 ha valori di emoglobina glicata adeguati (minori o pari al 7%): +16% rispetto alla precedente indagine
  • Sono in diminuzione i pazienti di entrambi i tipi con emoglobina glicata elevata, maggiore dell’8%.
  • Il 49% dei diabetici di tipo 1 ha valori di colesterolo Ldl (quello “cattivo”, principale fattore di rischio di malattie cardiovascolari) inferiori a 100 mg/dl (il target indicato dagli “Standard Italiani per la cura del diabete mellito 2018″ di Amd e Sid): +10% rispetto al 2011.
  • Il 58,8% dei soggetti diabetici di tipo 2 ha valori di colesterolo Ldl inferiori a 100 mg/dl: anche qui un positivo aumento del 10%.
  • Il 72% dei diabetici di tipo 1 ha valori di pressione arteriosa in linea rispetto all’obiettivo (inferiori a 140/90 mmHg).
  • Il 52% dei diabetici di tipo 2 ha valori di pressione arteriosa corretti (inferiori a 140/90 mmHg), con un miglioramento di circa 5 punti percentuali sul 2011.
  • Soltanto l’11,2% della popolazione con diabete di tipo 1 e il 16,9% di quella con diabete di tipo 2 raggiungono contemporaneamente i valori raccomandati di emoglobina glicata, pressione arteriosa e controllo lipidico: su questo Amd osserva che i centri diabetologici devono impegnarsi per migliorare gli esiti.
  • Il 12% dei pazienti di tipo 1 è obeso (indice di massa corporea sopra i 30 kg/m2); quasi uno su tre è in sovrappeso (indice di massa corporea sopra i 27 kg/m2), dato in tendenziale aumento.
  • Il 40% dei diabetici di tipo 2 è obeso.
  • Il 26% dei pazienti di tipo 1 fuma.
  • Il 17% dei pazienti di tipo 2 fuma.
  • Il 7% dei pazienti di tipo 1 ha un danno renale con ridotto filtrato glomerulare (<60 ml/min).
  • Il 26% di quelli di tipo 2 ha un danno renale (dato in forte crescita rispetto all’8,8% del 2011, determinato soprattutto dall’invecchiamento progressivo della popolazione e dalla maggiore diffusione di ipertensione arteriosa).

 

Accanto ai risultati positivi, che segnano un miglioramento sensibile rispetto al 2011, restano le difficoltà per quanto riguarda la capacità di modificare gli stili di vita sbagliati, che sono alla base dei fenomeni di sovrappeso e obesità e “vizio” del fumo, fattori molto critici per la salute in generale e di quella di chi ha il diabete in particolare.

Così tira le somme la diabetologa Valeria Manicardi, che coordina il Gruppo Annali Amd: “Sia nel diabete di tipo 1 sia nel tipo 2 si evidenzia un miglioramento dell’assistenza, con attenzione non solo al compenso glicometabolico, ma a tutti i fattori di rischio cardiovascolare, una crescita della percentuale di soggetti a target e un più intensivo utilizzo dei farmaci. Questo si traduce in buoni risultati di score Q, che è in grado di predire lo sviluppo delle complicanze macro e micro-vascolari. Permangono, tuttavia, alcuni gap, come nella registrazione dei dati sugli esiti finali, soprattutto cardiovascolari. È necessario un ulteriore sforzo per registrare in modo più efficace le informazioni cliniche: un’attenzione maggiore alle complicanze potrebbe contribuire a un bilancio ancora più positivo degli esiti di cura, a beneficio dei pazienti. Gli Annali, infatti, non sono una misurazione fine a sé stessa, ma uno strumento di miglioramento della qualità dell’assistenza, perché se non misuri non conosci e se non conosci non puoi migliorare”.

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