Migliaia di casi di diabete ignoto e prediabete sono stati individuati nella campagna di screening in farmacia “DiaDay 2018”, promossa da Federfarma, la federazione nazionale dei titolari di farmacia, che per il secondo anno ha organizzato questa iniziativa di prevenzione che ha toccato tutta l’Italia, coinvolgendo 5.112 farmacie e oltre 128mila cittadini in un lasso di tredici giornate, in occasione del “World diabetes day” del 14 novembre scorso.

Quasi 5.000 persone hanno scoperto di avere un diabete di tipo 2 sottoponendosi al test in farmacia. Oltre 18.600 sono risultate nella condizione borderline di prediabete. Molti altri, sebbene non diabetici, sono risultati a rischio di sviluppare la patologia entro i prossimi 10 anni. Tutti sono stati invitati a rivolgersi al loro medico per approfondimenti e per impostare programmi di cura o prevenzione, secondo i casi.

Attraverso l’automisurazione gratuita della glicemia e la compilazione di un questionario sul rischio-diabete sono stati individuati in farmacia 4.893 casi di persone con diabete di tipo 2 che ignoravano di avere la patologia, 18.635 con prediabete e altre migliaia di persone che, pur non essendo diabetiche, risultavano a rischio di sviluppare la patologia nell’arco dei prossimi dieci anni. Tutti questi soggetti sono stati invitati a recarsi dal loro medico per approfondire il loro stato di salute e impostare, a seconda dei casi, una tempestiva strategia di cura o di prevenzione. Tra gli scopi dell’iniziativa c’era anche la verifica, tramite un apposito questionario, dell’aderenza alla terapia prescritta da parte di coloro che fossero già diabetici diagnosticati e dunque in cura (se ne sono presentati in farmacia circa 12mila).

La forte partecipazione dei cittadini e il significativo numero di persone rivelatesi in una condizione di salute che richiede un intervento o visite e controlli ulteriori dimostra l’efficacia del ruolo delle farmacie, distribuite capillarmente sul territorio e facili da raggiungere, come punto di riferimento per favorire una politica di prevenzione e diagnosi precoce del diabete (e delle sue complicanze per chi ne risulti già affetto). L’utilità di uno screening di questo genere appare ancor più evidente, quando si pensi che in Italia si stima che un milione e mezzo di persone abbia un diabete di tipo 2 ma non lo sappia, non essendo ancora stato diagnosticato. Circa due milioni sono le persone in condizione di prediabete e a queste vanno aggiunte tutte quelle con fattori di rischio predisponenti nel tempo alla patologia,

I dati raccolti nella campagna (ed elaborati da una società specializzata di Federfarma, Promofarma) saranno anche consegnati alle autorità sanitarie che potranno utilizzarli per studiare strategie e interventi mirati.

Questa seconda edizione ha sostanzialmente replicato i risultati di quella dell’anno precedente (di cui abbiamo parlato qui) e la conferma del successo ha indotto gli organizzatori a programmare per l’autunno di quest’anno il terzo “DiaDay”. La campagna del 2018 ha avuto il patrocinio di Fofi (Federazione nazionale degli Ordini dei farmacisti), Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri), Amd (Associazione medici diabetologi), Sid (Società italiana di diabetologia), Aild (Associazione italiana Lions per il diabete), Utifar (Unione tecnica italiana farmacisti), Fenagifar (Federazione nazionale associazioni giovani farmacisti) e Cittadinanzattiva.

I dati del “DiaDay” sotto la lente di ingrandimento

Tra le 128.041 persone che hanno preso parte al “DiaDay” in farmacia prevalevano numericamente le donne: il 59% contro il 41% di uomini. In rapporto all’età, il 45% aveva più di 64 anni; il 68% più di 54 anni; l’83% più di 44 anni.

Come detto, sono state quasi cinquemila le persone diabetiche che hanno scoperto di esserlo proprio in occasione dello screening, il 4,2% dei 116.097 soggetti dichiaratisi non diabetici che si sono sottoposti al doppio test (glicemia e questionario). Nell’edizione 2017 erano stati 4.415, pari al 3,1% dei 141.236 soggetti dichiaratisi non diabetici. Ricordiamo che per la diagnosi di diabete si devono rilevare valori glicemici uguali o maggiori di 126 mg/dl dopo digiuno notturno oppure glicemia, misurata in qualsiasi momento della giornata, maggiore di 200 mg/dl.

Questi nuovi diabetici sono più uomini che donne; 59% contro 41; la maggioranza ha più di 55 anni, il 20,6% è nella fascia tra 55 e 64 anni, il 65,3% ha più di 64 anni.

Oltre 18.600 persone sono risultate prediabetiche, cioè in una condizione non ancora patologica ma che pone il soggetto a rischio di sviluppare il diabete, in quanto caratterizzata da un disequilibrio glicemico, con valori di glucosio nel sangue a digiuno troppo elevati. Su quali siano i valori glicemici che definiscono il prediabete, vi sono due linee guida differenti: secondo i parametri della American diabetes association (associazione statunitense, ma di autorevolezza scientifica mondiale), si parla di prediabete con glicemia compresa tra 100 e 126 mg/dl; secondo i criteri, meno restrittivi, della Organizzazione mondiale della Sanità, il range è tra 110 e 126 (ne abbiamo parlato anche qui).

Sono stati 41.248 i soggetti a digiuno sui quali era possibile verificare la eventuale presenza di una condizione di prediabete, che è stata individuata in 18.635 soggetti (pari al 45% del totale) secondo le linee guida Ada (quelle più severe). Secondo le linee dell’Oms, invece, sarebbero prediabetici 7.916 soggetti (il 19%)

Indipendentemente dai diversi criteri interpretativi, le persone risultate prediabetiche nel 2018 sono risultate più numerose rispetto all’anno precedente.

Con il Questionario Tuomilehto (o Diabetes risk score) sono state individuate molte persone non diabetiche esposte a rischio “molto elevato” di insorgenza di diabete di tipo 2 nei prossimi dieci anni.

Esistono poi tutte quelle persone che non hanno il diabete, ma che per vari fattori personali (familiarità, età e sesso, stili di vita non corretti, alimentazione sregolata, stato di salute generale), possono andare incontro alla patologia nel corso degli anni. A chi si è presentato in farmacia è stato quindi proposto un questionario, riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale, in grado di misurare, con un accurato sistema di punteggio, il rischio che una persona ha di sviluppare il diabete di tipo 2 nel giro dei successivi dieci anni. È il questionario finlandese Diabetes risk score o Findrisc o Questionario Tuomilehto, elaborato dai professori finlandesi Jaakko Tuomilehto dell’Università di Helsinki e Jaana Lindstrom del National Institute for Health and Welfare, sempre di Helsinki, e presentato nello studio “The diabetes risk score. A practical tool to predict type 2 diabetes risk” (pubblicato su Diabetes Care 2003; 26:725-731). Lo potete trovare qui.

Dall’elaborazione delle risposte al questionario è risultato che il rischio di sviluppare la patologia nei 10 anni successivi era “molto elevato” (50%) per il 2,5% dei soggetti non diabetici e non prediabetici presentatisi al “DiaDay”; per il 5,2% dei soggetti prediabetici secondo i parametri Ada (più restrittivi); per il 7,8% dei prediabetici secondo i parametri dell’Oms. Sono percentuali analoghe a quelle del 2017.

Secondo l’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali, in Italia un milione e mezzo di diabetici non segue correttamente la terapia prescrittagli.

Altro obiettivo della campagna riguardava la verifica della aderenza alla terapia prescritta da parte di chi era già diabetico consapevole e diagnosticato. Quanto sia importante questo tema lo dimostrano i dati dell’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali (‪OsMed) dell’Aifa (l’agenzia ministeriale italiana del farmaco), secondo i quali in Italia un milione e mezzo di diabetici non segue correttamente la terapia e dunque non si cura bene come invece potrebbe, con inevitabili conseguenze negative sulla gestione della patologia.

Degli 11.944 diabetici che hanno partecipato al test del “DiaDay” erano per il 53% uomini e il 34% aveva un’età compresa tra 70 e 79 anni; il 61% dichiarava familiarità con la patologia, l’82% affermava di non avere complicanze. La maggior parte di coloro che avevano complicanze erano diabetici da più di 3 anni.

Il 70% di questi diabetici noti risultava in cura con restrizioni dietetiche e farmaci orali; il 13% soltanto con la dieta alimentare; l’11% con dieta, farmaci orali e insulina; il 5,6% con dieta e insulina.

Per quanto riguarda gestione del diabete e aderenza alla terapia, frequenza dell’automonitoraggio glicemico e periodicità dell’analisi dell’emoglobina glicata  (o glicosilata – sull’argomento, si può leggere qui) rappresentano indici significativi. I risultati delle risposte al questionario hanno prodotto esiti che si auspica possano essere migliorati. Il 62,6% dei diabetici noti ha dichiarato di fare l’autocontrollo della glicemia (e il 37,4% ha risposto di no). Il 49%, poco meno della metà delle persone che hanno risposto al questionario, afferma di sottoporsi periodicamente all’esame di misurazione dell’emoglobina glicata (di questi il 46,8% ogni 6 mesi; il 5,5% fa passare più di un anno tra una misurazione e l’altra; il 22% la fa ogni 3 mesi; il 25% una volta l’anno).