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Crisi ipoglicemica: Giordana salvata dai suoi cani

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Una crisi ipoglicemica del padrone può essere avvertita dal cane prima ancora che lui stesso se ne accorga. Lo hanno osservato diversi studi e ce lo conferma la scrittrice romana Giordana Fauci, diiabetica di tipo 1, che ha raccontato in un libro da poco pubblicato come i suoi due cani le abbiano proprio salvato la vita, quando, sola in casa, è stata colta da una grave crisi ipoglicemica che avrebbe potuto avere conseguenze fatali.

Il libro di Giordana (un’amica di Tuttodiabete, che potete incontrare anche qui e qui) si intitola “Pucci e Rani: Piccoli-Grandi Eroi”, uscito proprio in questo 2017 (BookSprint Edizioni, euro 15,90), e vede protagonisti, accanto a Giordana e a sua figlia Damiana, i due Yorkshire, affettuosi e intelligenti, che vivono con loro sin da quando erano cuccioli: “Se oggi sono ancora in vita è grazie al loro soccorso”, scrive a chiare lettere Giordana.

Le crisi ipoglicemiche (sia nel diabete di tipo 1, sia nel diabete di tipo 2) sono assai pericolose, possono portare sino al coma diabetico (ne parliamo, per esempio, qui, qui e qui) e possono capitare anche a chi, come Giordana, ha imparato da tempo a gestire il proprio diabete con meticolosità e sicurezza.

Giordana ha il diabete di tipo 1 da ormai trentacinque anni (ne aveva dodici quando le fu diagnosticato), lo ha sempre controllato bene e non se ne è fatta condizionare, vivendo una vita attiva e combattiva in cui c’è stato posto per avere una figlia forte e sana, per attraversare e superare una drammatica vicenda familiare che l’ha portata sino a un burrascoso divorzio (di cui si parla anche in questo libro, oltre che nel precedente “Storia di Giordana”, sempre con Book Sprint), per scrivere e per dedicarsi con costanza al volontariato accanto ad altre persone con diabete, a cui ha sempre voluto trasmette messaggi di incoraggiamento e di ottimismo.

Giordana afferma risolutamente che “io, nonostante la presenza del diabete, sono riuscita a realizzare ogni mio progetto” e “non posso che essere orgogliosa che la mia vita non ne ne sia rimasta condizionata. Sono -e resto convinta- che il diabete non debba assolutamente limitare le nostre vite”.

Una crisi ipoglicemica improvvisa e imprevedibile. Ma per fortuna Giordana non era sola in casa: c’erano con lei Pucci e Rani.

Però, non si può negare, “convivere con il diabete non è semplice”. E così, quella mattina di un anno fa, la crisi ipoglicemica è arrivata, imprevedibile, improvvisa e rapida: un brusco calo di zuccheri “che neppure il più meticoloso degli individui sarebbe stato in grado di prevenire”, tanto più che “poco prima i suoi valori non erano risultati affatto preoccupanti”. E così erano arrivati prima nausea e spossatezza, e poi stato confusionale, infine perdita di conoscenza.

Abbiamo scritto sopra che Giordana era “sola in casa”, perché non c’erano in quel momento altre persone con lei. In realtà, per fortuna, non era affatto sola: c’erano Pucci e Rani, che avevano capito che stava succedendo qualcosa di grave alla loro amata padrona. Avevano cominciato ad abbaiare e a lamentarsi rumorosamente come non era mai accaduto prima, erano corsi accanto a Giordana a leccarla come per aiutarla a riprendersi, avevano perfino tentato di rispondere al telefono (che squillava proprio in quegli istanti), sollevando il ricevitore e facendo così capire alla madre in linea all’altro capo che in casa di Giordana qualcosa non andava e determinando così l’arrivo decisivo di mamma, vicini e Pronto intervento.

Giordana ce lo racconta unendo i ricordi, che resteranno indelebili, di quei momenti drammatici alla ricostruzione di quanto accaduto dopo avere perso coscienza. Si era salvata perché, in una situazione in cui da sola non sarebbe stata in grado di fare nulla, l’agitazione dei cani aveva permesso che tempestivamente lei fosse soccorsa e aiutata con la somministrazione di zuccheri a far risalire la glicemia e a rianimarsi.

“Ormai mi fido dei miei cani quanto del mio misuratore di glicemia. Quando vedo che mi annusano o mi guardano in un certo modo capisco subito che è meglio fare un controllo”

“Ormai –ci confida sorridendo- mi fido dei miei cani quanto del misuratore della glicemia. Quando vedo che mi annusano o mi guardano in un certo modo capisco subito che è meglio fare un controllo”.

Pucci e Rani non erano specificamente addestrati a individuare una crisi ipoglicemica del loro padrone. Il fatto è, come ci spiega Giordana, che i cani naturalmente percepiscono, grazie al loro potente olfatto (circa 300 milioni di sensori contro i nostri 5 milioni) quando (come in caso di ipoglicemia, ma anche di iperglicemia) l’odore del padrone non è quello normale e che qualcosa non sta funzionando a dovere e si allarmano. Sono anche in grado di cogliere cambiamenti anomali osservando la gestualità e i comportamenti del padrone e reagiscono. Possono così mandare segnali di allarme di una crisi ipoglicemica in arrivo anche prima che la persona stessa se ne accorga e favorire un tempestivo intervento.

Di questo argomento ci siamo già occupati su questo sito: potete leggere qui.

In Usa e Regno Unito esiste il Dad, Diabetic alert dog, un cane di servizio per persone con diabete, addestrato ad aiutare il suo padrone in caso di crisi ipoglicemica.

Partendo da questa attitudine naturale del cane, poi si può aggiungervi un addestramento specifico. Giordana ci racconta (e lo riferisce anche nel libro) che negli Stati Uniti e nel Regno Unito questo già si fa. Infatti, in questi Paesi esiste il Dad, Diabetic alert dog, un cane di servizio, addestrato a riconoscere l’odore della glicemia, che può essere assegnato alla persona con diabete come avviene con le persone non vedenti, una volta che abbia imparato a conoscere il personale odore “normale” del suo “proprietario” e quindi a distinguere quello non normale. Nei casi più avanzati, può non solo dare l’allarme, ma persino imparare a portare al padrone il kit medico di soccorso, se collocato in un posto che il cane conosce e che può raggiungere facilmente, quando si presenti una situazione di emergenza.

In Italia non abbiamo questo tipo di servizio di assistenza, ma -suggerisce il libro- varrebbe la pena di pensarci.

È evidente che occorrano ulteriori studi per comprendere bene il meccanismo di funzionamento di queste capacità dei nostri amici cani, ma già ora vi sono elementi per dire che questa dote la posseggono. Oltre al proprio caso, Giordana ricorda anche quello di un bimbo di Genova salvato da una crisi ipoglicemica notturna grazie all’intervento del suo Husky, che, allarmato, è corso a svegliare i genitori.

Il prezioso aiuto dei cani -osserva ancora Giordana- si manifesta anche nel supporto psicologico che ci dà la loro presenza, vicinanza e affettuosa compagnia, che può rappresentare una vera e propria pet therapy.

Il libro di Giordana Fauci ha naturalmente il suo fulcro nella vicenda degli eroici cagnolini salvatori, ma contiene anche altro. Ci imbattiamo infatti nelle persone che -nel bene (a cominciare da Damiana e dalla mamma) e purtroppo anche nel male- hanno incrociato la vita di Giordana, cosicché possiamo immaginare il contesto in cui lei ha vissuto la straordinaria esperienza su cui è focalizzato il racconto. Poi troviamo anche un capitolo finale molto interessante dedicato al diabete (“Il diabete: una sindrome diffusa ma ancora poco nota”), in cui l’autrice sintetizza alcuni dati e alcuni concetti fondamentali che definiscono questa condizione che riguarda milioni di persone in Italia e nel mondo.

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